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DIETRO LE QUINTE/ Scissione del Pd ed elezioni a maggio, ecco le carte di Renzi

Pubblicazione:lunedì 15 dicembre 2014 - Ultimo aggiornamento:lunedì 15 dicembre 2014, 10.20

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Più vicini all'establishment che alle piazze, alle istanze della troika che alla Cgil: accuse gravissime per chi le formula, offensive per chi le riceve. Eppure qualcosa di vero c'è: il Pd di Renzi non è più quello di Bersani, né quello di Veltroni. Il solco fra le sue anime si allarga sempre di più. E sull'esito di questa partita molto peserà quanto danno farà la battaglia per il Colle. Se i 101 dovessero ripresentarsi, Renzi troverà quel pretesto che in molti lo accusano di cercare per andare alle elezioni anticipate. 

Nell'incertezza i suoi stanno preparando il terreno. Lo lasciano intendere due emendamenti presentanti in questi giorni. Il primo riguarda la legge di stabilità, e stabilisce l'election day a maggio per comuni e regioni, ufficialmente per risparmiare 150 milioni. Unirci le politiche ci vuole un attimo. Il secondo emendamento è alla legge elettorale e indica il Mattarellum. Sino all'entrata in vigore dell'Italicum, prevista per il 1° gennaio 2016, si ritornerebbe ai collegi uninominali, un sistema che fornisce ampie garanzie di successo al Pd renziano. 

Un voto a metà maggio con il Mattarellum costituisce sia una prospettiva concreta, sia una minaccia forte contro avversari interni ed esterni. Anche contro eventuali resistenze di Berlusconi che al momento è ancora a bordo campo, limitato com'è dall'affidamento ai servizi sociali. Dal 15 febbraio sarà assai più libero di muoversi e di pensare alla ricostituzione del centrodestra, un'area politica che oggi assomiglia a un campo bombardato.

La differenza fondamentale con il centrosinistra è che qui non c'è un partito egemone, del 35/40%, ma un arcipelago frastagliato. Qui tutti attendono di sapere quale sarà la legge elettorale per comprendere se valga la pena allearsi. Se si andasse a votare con il Consultellum, ad esempio, ciascuno correrebbe per sé. In caso contrario, si apriranno tanto il nodo dei veti incrociati fra Alfano da una parte e Salvini e Meloni dall'altra, quanto la questione della leadership, con Berlusconi che non ne vuole sapere di farsi da parte. Come al Palio di Siena però, sino alla definizione del successore di Napolitano, ciascun protagonista della politica non farà altro che sgomitare alla ricerca della migliore collocazione per la corsa vera, quella che si aprirà subito dopo il Colle. Fra i canapi la confusione è destinata ad aumentare.



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