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Politica

SCISSIONE PD?/ D'Attorre: Civati sbaglia, non lasciamo il partito a Renzi

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Sì, anzi con questo metodo si può perfino allargare il consenso sulle riforme sia alla Camera sia al Senato. Se si mantiene l’intesa tra le forze politiche attorno ai quattro pilastri essenziali delle riforme che Renzi ha indicato fin dall’inizio, e su questo si garantisce il rispetto degli accordi, affidando al lavoro del Parlamento il miglioramento degli altri punti, si può costruire un clima di condivisione molto più largo sia in Commissione che in aula.

 

In fondo il governo Renzi non è nato proprio sulla base del Patto del Nazareno?

A dire il vero il governo Renzi ha una maggioranza che non comprende Forza Italia. Si dice giustamente che le riforme costituzionali non si fanno solo sulla maggioranza di governo, ma Forza Italia non è l’unica opposizione. Se si allargasse l’interlocuzione ad altre forze politiche, anche solo su singoli punti, ciò migliorerebbe molto il clima in Parlamento e avrebbe l’effetto di facilitare l’iter, senza consegnare a Berlusconi un potere di interdizione su ogni singolo politico.

 

Per Renzi, “se non facciamo le riforme ci condanniamo a un lento declino”. Non è paradossale che il premier parli di riforme come se ad attuarle dovesse essere qualcun altro?

Il governo deve essere totalmente impegnato sulle riforme economiche e sociali che stanno nel programma della maggioranza. Su temi come la riforma costituzionale e la legge elettorale va invece ristabilita una centralità del Parlamento, così come sempre è stato.

 

Il governo latita sulle riforme economiche?

Il Jobs Act va purtroppo nella direzione opposta a quella che sarebbe giusta e necessaria. Rischia di produrre un incentivo a licenziare e a sostituire i lavoratori per il combinato disposto che si crea tra il superamento dell’articolo 18 e la decontribuzione alle assunzioni anche se non aggiuntive. Rischia inoltre di aumentare la precarietà del lavoro e la compressione dei salari.

 

(Pietro Vernizzi)

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