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Politica

QUIRINALE/ Polito: Berlusconi è caduto nella trappola di Renzi

Silvio Berlusconi (Infophoto)Silvio Berlusconi (Infophoto)

Il ministro Boschi ha confermato ciò che in molti si aspettavano, e cioè che si sarebbe raggiunto un accordo in extremis tra Forza Italia e Renzi. Berlusconi non chiede più di votare prima per il Quirinale e poi sulle riforme. Il Cavaliere dimostra così di avere ceduto per l’ennesima volta alle pressioni di Renzi, con il miraggio di poter essere decisivo nella scelta del capo dello Stato.

 

Secondo lei andiamo verso un’elezione del capo dello Stato ad ampia maggioranza o una prova di forza?

O andiamo verso un’elezione del capo dello Stato a grande maggioranza o sarà un Vietnam. In Parlamento non ci sono maggioranze robuste e strutturate come è stato tante volte in passato. La maggioranza di governo è molto spuria e all’interno del partito di maggioranza relativa c’è una fronda numerosa. O c’è un grande accordo o avremo una serie di votazioni molto rischiose. Tendenzialmente penso quindi che avremo un grande accordo.

 

Come vede la partita per i decreti attuativi del Jobs Act?

E’ inevitabile che il governo presenti almeno la parte fondamentale di questi decreti entro il 31 dicembre. Come ha detto lo stesso Renzi, dal 1 gennaio dell’anno prossimo entreranno in vigore gli sgravi fiscali per le assunzioni a tempo indeterminato. E’ cruciale quindi che per quella data si conoscano le condizioni introdotte dal Jobs Act, altrimenti gli imprenditori non assumeranno.

 

Renzi ha i numeri in Parlamento per approvare i decreti?

I decreti delegati non hanno bisogno di numeri perché non saranno votati in aula. Una volta che il Parlamento dà al governo il mandato di legiferare, il consiglio dei ministri fa i decreti delegati che non vanno più in aula ma soltanto alle commissioni Lavoro di Camera e Senato per un parere consultivo non vincolante.

 

Juncker ha detto: “Ho fiducia nelle riforme strutturali promesse da Renzi”. Come valuta questa apertura?

E’ il solito gioco europeo: prendono in parola le riforme di Renzi ma vogliono vederle attuate. Per esempio come dicevamo il Jobs Act aspetta ancora i decreti, la legge elettorale non c’è ancora, la riforma del Senato ha i suoi tempi e se tutto va bene sarà pronta tra un anno. Il senso delle parole di Juncker è quindi che apprezza questo sforzo riformatore ma lo vuole vedere alla prova.

 

(Pietro Vernizzi)

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