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QUIRINALE/ C'è un piano contro il Nazareno (e Renzi)

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Ci sono pochissime certezze nella corsa per il Quirinale. Ad oggi, a un mese e mezzo dall'apertura delle danze, sono forse due. La prima è che l'onere della prima mossa toccherà a Matteo Renzi ed al Pd. La seconda è che il vero bersaglio di tutta la partita sarà il patto del Nazareno e il percorso delle riforme.

A tentare il colpo gobbo di marginalizzare Berlusconi sono in tanti. Nichi Vendola ci ha provato a incunearsi, proponendo di votare Romano Prodi, eleggibile dalla quarta votazione, quando la maggioranza necessaria scenderà dai due terzi a quella assoluta. L'amo è lanciato tanto all'anima ulivista del Pd, quanto alla sinistra interna dei Civati e dei Cuperlo, quanto — o forse soprattutto — al Movimento 5 Stelle. 

Prodi era fra i nove nomi sottoposti da Grillo e Casaleggio alle "quirinarie" dell'aprile 2013. Non andò benissimo, in verità (ottavo su nove, con appena 1394 consensi), ma si tratta comunque dell'unico punto di contatto consistente con i democratici, che poi lo votarono nel quarto scrutinio, impallinandolo con 101 franchi tiratori. 

Da Prodi, dunque, si potrebbe ripartire. Da quel nome che viene visto come il fumo negli occhi da Silvio Berlusconi e da Forza Italia. Per loro non è al di sopra delle parti. E' divisivo, maniera elegante per definire quello che viene considerato un nemico tout court. Se la roulette del voto segreto dovesse davvero finire sul nome del fondatore dell'Ulivo, il patto del Nazareno finirebbe seppellito sotto le sue stesse macerie. 

Certo, non è detto che non possano ripresentarsi pattuglioni di franchi tiratori (Prodi divide anche il suo campo). E non è neppure scontato che i grillini intendano entrare in partita. In fondo sono passati venti mesi da quelle "quirinarie" e nulla può essere dato per scontato. Basti pensare alla clamorosa rottura fra Grillo e Rodotà, prima candidato 5 Stelle al colle più alto, poi definito "ottuagenario miracolato dalla Rete". 

Sarà l'ex comico genovese a dover decidere il da farsi, magari con il consiglio del direttorio. Sinora ha impedito ai suoi di far pesare i propri consensi, con il risultato di vedere il gruppo assottigliarsi e dilaniarsi in incomprensibili lotte intestine. Forse, se avesse consentito ai suoi di mescolare i propri voti con quelli degli altri partiti, avrebbe potuto farli pesare molti di più. Fra deputati e senatori a inizio legislatura erano 163, oggi sono scesi a 140.

Se questo accadrà, Renzi potrà avere più forni a disposizioni. In caso contrario, interlocutore obbligato sarà Berlusconi, con i suoi 130 parlamentari. La strategia che il premier ha in testa è cauta, e tiene conto della fragilità dei suoi gruppi parlamentari. Per prevenire una nuova ondata di franchi tiratori ha in mente di cominciare il confronto dai gruppi parlamentari del Pd. Un'assemblea permanente da cui uscire con un nome da condividere prima con gli alleati, e solo dopo con gli altri partiti. L'intento dichiarato è evitare l'errore di Bersani, nomi calati dall'alto, senza una discussione preliminare.



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COMMENTI
25/12/2014 - ops (stefano potenza)

Ammetto di nn aver ricordato il limite costituzionale che mi fa apprezzare la lungimiranza dei padri costituenti di allora. Speriamo che quelli di oggi siano sulla stessa lunghezza d'onda..buon natale!

 
21/12/2014 - Flop dello scoop! (Giuseppe Crippa)

Il signor Potenza non ricorda che la legge italiana prevede il compimento dei 50 anni per l’eleggibilità a Presidente della Repubblica. Quindi Renzi, nato nel 1975, sarà eleggibile soltanto a partire dal 2025, cioè tra 10 anni e almeno altri due presidenti...

 
21/12/2014 - scoop! (stefano potenza)

Il nome del prossimo presidente della repubblica e' gia' nelle corde dell'articolo: Matteo Renzi. D'altronde Napolitano ha introdotto il presidenzialismo, caro all'europa, e' non vi e' motivo per vanificarlo. Poi per Berlusconi e' l'unico nome su cui porre la propria fiducia! Vedremo!