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QUIRINALE/ Qualcuno in Europa ha (già) scelto Draghi

Come spiega ALESSANDRO MANGIA, Sabino Cassese e Mario Draghi sono i nomi che rappresentano meglio le élites europee che hanno creato una moneta unica ma allontanato i popoli

Mario Draghi (Infophoto) Mario Draghi (Infophoto)

In Europa “stiamo costruendo qualcosa di interamente nuovo, molto originale, di grande complessità che ci porterà alla fine a dare voce a tutte le componenti della società”. Lo afferma Sabino Cassese, giudice emerito della Corte costituzionale, in un’intervista della web tv della Treccani. Cassese è uno dei candidati più quotati per succedere a Giorgio Napolitano nel ruolo di presidente della Repubblica, nonché insieme a Mario Draghi espressione di quei ristretti circoli europei che in questo momento dettano legge un po’ in tutti gli Stati dell’Unione. A spiegarcelo è Alessandro Mangia, professore di Diritto costituzionale all’Università Cattolica di Piacenza.

Per Cassese nell’Ue c’è un “controllo di ciascuno Stato sugli altri Stati”. E’ d’accordo con questa affermazione?

Che nell’Unione, attraverso lo schermo della Commissione, ci sia il controllo di qualche Stato sugli altri mi sembra un dato di fatto, ma da ciò a dire che questo controllo sia reciproco e paritario mi sembra che ce ne passi. Non mi sembra che Italia e Grecia controllino granché delle scelte condotte dalla Cancelleria Federale in Germania. Semmai questa affermazione, per essere realistica, deve essere letta nel senso che ormai in Europa, diversamente dal passato più recente, si sono affermate sfere di egemonia di cui l’organizzazione comunitaria si fa portavoce.

E’ dunque un controllo privo di reciprocità?

Per chi non l’avesse capito l’Europa è ormai un condominio in cui alcuni condòmini sono più uguali degli altri. Questo è un esito che probabilmente nessuno voleva realizzare ma che di fatto negli ultimi anni si è realizzato. Basta girare questo discorso sul versante economico e si capisce la situazione. La vicenda della legge di stabilità di questi giorni ne è la dimostrazione più convincente e non richiede alcun commento.

“Il sistema verso il quale stiamo andando è molto diverso da quello che viene indicato comunemente, cioè quello di una federazione europea”. Ha ragione Cassese a dirlo?

Che l’evoluzione attuale ci stia consegnando qualcosa di molto diverso da un modello federale classico è verissimo. Quello che è in atto in Europa è un percorso di smantellamento di alcuni Stati, attraverso il loro commissariamento da parte di istituzioni finanziarie internazionali e, guarda caso, dalla Commissione europea. Ed è uno smantellamento che si realizza con una ampiezza ed una velocità proporzionale all’ammontare dei rispettivi debiti pubblici. Da questo punto di vista avevano ragione coloro che, ancora questa estate, sostenevano sui giornali che gli stati con troppo debito pubblico erano stati senza sovranità. Se siamo arrivati al punto che in Europa c’è un nucleo di Stati che vengono definiti ‘core’ mentre altri vengono definiti periferici è perché ormai l’Unione è una comunità di debitori e creditori e le istituzioni comunitarie operano come un gigantesco meccanismo di compensazione tra gli uni e gli altri. Quando questo meccanismo sarà equo, efficiente e stabilizzato, si potrà dire che il percorso europeo sarà concluso. Nel frattempo dovremo abituarci all’Europa che c’è e ai discorsi sull’Europa che sarà. Credo passerà davvero molto tempo.

Quello europeo secondo Cassese è “un sistema molto più complesso perché è un’integrazione dei popoli, dei governi, delle burocrazie e anche un’integrazione delle lobby”. E’ vero?