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SPILLO/ 2014, da Renzi a Genny il "diario" del (fu) Bel Paese

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Il capitano del Napoli, alti funzionari delle forze dell'ordine e chissà chi altri, vanno in pellegrinaggio al cospetto di "Genny" per informarlo, ammorbidirlo nei suoi intenti di bloccare il gioco, e rassicurare tramite lui tutta la tifoseria partenopea, arrabbiata e minacciosa. Nel frattempo Renzi e i capi del calcio italiano, come altre "autorità", se ne stanno sdraiati sulle loro comode e regali poltrone o a passeggio mani in tasca lungo la tribuna autorità, disinteressati a quanto avveniva ma impazienti che iniziasse la partita per potersi finalmente godere il divertimento dell'ultima sfida pallonara della stagione. Sono stati accontentati con un po' di ritardo grazie all'intercessione di "Genny", l'unico che non aveva poltrona regale sulla quale sedersi né mani in tasca: è passato per un personaggio cattivo, losco, negativo, ma che dire di quelli in tribuna autorità? Hanno dimostrato la loro autorità? O meglio, hanno dimostrato anche solo di essere uomini? L'ignavia è un peccato tanto quanto la collera e l'ira, ma al di là del ruolo professionale e sociale che si ricopre e del rango nella scala sociale, un uomo, se è tale, gli attributi li deve mostrare nel momento del dovere… non pervenuti!

Dal Mose all'Expo, sino ai recenti fatti dell'inchiesta di "Mafia Capitale", oramai si ha la certezza che in questo Paese il malaffare è capillare, trasversale tra le forze politiche, incistato proprio nel cuore della politica e del mondo degli affari, e che dell'onesto cittadino non si curano, anzi ne approfittano e se ne fanno beffe. I nomi implicati in questi scandali sono già noti alla cronaca giudiziaria e alla cronaca nera da decenni, rimandano a un passato mai del tutto terminato che riporta al terrorismo, agli omicidi e alle tangenti, come se il tempo si fosse fermato, come se fosse la disonestà ad avere dignità e considerazione sociale. 

Come nel caso della finale di Coppa Italia, anche qui i politici, da destra a sinistra (ma ha ancora senso fare questa distinzione?) andavano in pellegrinaggio da faccendieri e loschi affaristi plurindagati, plurinquisiti e, talvolta, pluricondannati, per ottenere favori, potere, denaro.

A quanto detto si affiancano i dati macroeconomici del Paese, e non c'è altro da fare che disperarsi: il debito pubblico italiano è stimato dal Fondo monetario internazionale quasi al 137% del Pil, 5 punti percentuali in più rispetto alle previsioni del governo italiano, e la Banca d'Italia ha comunicato che a ottobre il debito pubblico italiano è tornato a crescere, aumentato a oltre 2.157 miliardi di euro, mentre sale ancora il numero dei disoccupati, infatti a ottobre i senza lavoro, secondo i dati provvisori dell'Istat, sono 3 milioni 410 mila, attestandosi così al 13,2%.



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