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IL CASO/ Province addio? La peggiore balla di Renzi

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Si è avviato un processo di disimpegno finanziario che, in modo quasi scientifico, sta portando la più parte delle Province (ma non le Città metropolitane, si badi bene) al dissesto finanziario sin dal prossimo anno. A ciò si è affiancato un procedimento di "riordino" delle funzioni provinciali che sta facendo preoccupare qualunque persona di buon senso.

Le funzioni fondamentali — che dovrebbero essere definite e garantite in modo uniforme dallo Stato — non sono state delineate in modo chiaro e compiuto. Nel contempo l'individuazione delle altre funzioni, quelle non fondamentali, è stata rimessa a ciascuna Regione entro tempi strettissimi e mediante una concertazione "dal basso" dall'esito assai incerto. Entro l'ambiziosissimo termine di fine 2014 le Giunte regionali dovrebbero presentare il progetto di legge di riordino delle funzioni. Poche probabilmente lo rispetteranno; forse ci si limiterà a leggi anodine che, con un unico articolo, confermeranno transitoriamente la situazione esistente, così rinviando la soluzione del problema a tempi migliori.

Con il caos alle porte e i dipendenti provinciali in gravissimo stato di fibrillazione, nella legge di stabilità il Governo ha aggiunto l'ultima carta in un gioco che ricorda tristemente quello dell'"uomo nero": in cambio di un qualche allentamento sul fronte delle procedure di mobilità (come ulteriore premio alla logica della deroga permanente alle regole generali), le Province dovranno subito ridurre della metà la spesa per il personale dipendente, senza sapere che cosa faranno nel prossimo futuro e come riusciranno a farlo con le risorse già drasticamente ridotte. Così, si dice, si realizzeranno le promesse governative sulla riduzione della spesa pubblica delle Province; in verità, si è apparecchiato un tavolo di pietanze tossiche per l'intero sistema delle autonomie locali. Chi, alla fine, resterà con l'asso di bastoni in mano, si troverà espulso dal tavolo; gli altri saranno chiamati dai cittadini ad erogare i servizi pubblici comunque necessari, ovviamente in debito di risorse (finanziarie, organizzative e strumentali) e di personale.  

Ma si può procedere alla riforma delle Province, tra l'altro sopprimendo il carattere direttamente elettivo degli organi politici, senza sapere cosa faranno esattamente? E lo Stato può dettare una disposizione di legge che, in nome del coordinamento della finanza pubblica, incide così pesantemente sull'autonomia organizzativa delle Province, che pure è garantita dalla Costituzione, e per di più in una situazione di incertezza (funzionale e finanziaria) che è contraria ad ogni ragionevole principio di efficienza pubblica?

Le reazioni del cosiddetto "popolo di internet" sono evidenti: che il personale amministrativo delle Province paghi, da subito e senza alcun rimpianto, le colpe non solo delle rispettive istituzioni, ma, più in generale, dell'intero Stato!

(1 - continua) 



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COMMENTI
30/12/2014 - riordino delle province nella confusione (umberto persegati)

E' da domandare a che razza di esperti si affidi il governo per elaborare un riordino cervellotico come quelle delle Province. Un riordino che anticipa la loro soppressione tenacemente perseguita dallo stesso governo: riordino quindi transitorio in vista di un futuro ente o altra figura organizzativa per le funzioni di cd. area vasta affidata all' inventiva delle Regioni. Stante gli esempi offerti dalle leggi regionali non è da preventivare niente di buono per i cittadini e la spesa pubblica. Il riordino rivelerà tutta la sua superficialità e approssimazione per i danni che arrecherà ai cittadini ed al sistema delle autonomia locali. L'ente superfluo e parassitario in Italia sono le Regioni, sia a statuto ordinario che speciale, ma nessuno si azzarda a chiederne la soppressione, nonostante le prove di malgoverno che hanno prodotto.

 
29/12/2014 - Questo è il renzismo bellezza (Carlo Cerofolini)

Perché meravigliarsi del caos che si è creato e si creerà con la falsa abolizione delle Province e non solo: questo è il renzismo bellezza. Ed è solo l'inizio!