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QUIRINALE/ La doppia carta di "Repubblica" e Berlusconi contro Renzi

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Silvio Berlusconi (Infophoto)  Silvio Berlusconi (Infophoto)

Anche Berlusconi però deve fare i conti con le crepe all'interno del suo partito. Dei 130 grandi elettori azzurri realisticamente è convinto di poterne controllare una novantina, o poco più. Gli altri rispondono a Raffaele Fitto. Per ora però, mani libere e carte coperte, come testimoniano le parole di Giovanni Toti che da una parte nega veti assoluti, e dall'altra bolla Prodi come non imparziale, non adatto a fare da arbitro. Fine della discussione, almeno per ora.

E Renzi fa eco, criticando chi ha infilato il nome di Prodi nel tritacarne dei retroscena, e promettendo un nome capace di unire, che sia autorevole e di garanzia. Non sarà affatto facile. Alla fine, però, potrebbe anche essere che due debolezze possano unirsi e conseguire un risultato positivo, compensando i rispettivi franchi tiratori.  

Le incognite però sono ancora più numerose e complesse. C'è la Lega che si chiama fuori, e che costituisce una minaccia per Berlusconi. Ci sono stime di un ulteriore -2% per Forza Italia in caso di eccesso di accondiscendenza alla volontà del presidente del Consiglio. Il leader di Forza Italia non potrà lasciare troppo spazio a Salvini, che già affila le armi per approfittare dell'occasione e incrementare ancora i consensi del Carroccio.

C'è poi da considerare il Movimento 5 Stelle e quale seguito avranno i segnali lanciati a più riprese di disponibilità a entrare nella partita. Non quindi l'Aventino pregiudiziale della prima elezione presidenziale cui parteciparono i grillini. Difficile però capire se questo potrà incrinare l'asse privilegiato fra Renzi e Berlusconi. Se così fosse, cambierebbero molti equilibri, non solamente nella corsa per il Quirinale, ma anche nel prosieguo della legislatura. 

Troppo difficile oggi fare previsioni sul finale di partita. Questo è il momento delle cortine fumogene e dei depistaggi. Come per il conclave, quasi sempre chi entra papa, esce cardinale. E le carte oggi è bene che rimangano coperte, con l'unica certezza che a distribuirle sarà Matteo Renzi.



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