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FIGLI ABBANDONATI?/ Binetti: non mettiamo i giudici tra le madri biologiche e i bimbi adottivi

PAOLA BINETTI commenta il testo unificato per riformare la legge sulle adozioni che i partiti hanno elaborato dopo innumerevoli tentativi. Ecco di cosa si tratta

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In questi giorni alla Camera dei deputati, in commissione Giustizia, è il discussione il ddl “Disposizioni in materia di accesso del figlio adottato non riconosciuto alla nascita alle informazioni sulle proprie origini e sulla propria identità”. Partendo da otto diverse proposte di legge, presentate dal Pd, FI, SC, Pl, la commissione è arrivata ad un testo unificato che sostanzialmente modifica alcune norme precedenti, a cominciare dal comma 5, articolo 28 della legge 184/1983, nota come legge sulle adozioni e considerata come una delle migliori leggi europee in questo campo.

Proprio per questo vale la pena ricordarne almeno tre passaggi chiave: l’articolo 1 dove, come è noto, si afferma: “Il minore ha diritto di crescere ed essere educato nell’ambito della propria famiglia…”; l’articolo 28 che al primo comma afferma: “Il minore adottato è informato di tale sua condizione ed i genitori adottivi vi provvedono nei modi e termini che essi ritengono più opportuni”, e il comma 5, dove si dice: “L'adottato, raggiunta l'età di venticinque anni, può accedere a informazioni che riguardano la sua origine e l'identità dei propri genitori biologici. Può farlo anche raggiunta la maggiore età, se sussistono gravi e comprovati motivi attinenti alla sua salute psico-fisica…”.

In altri termini, la legge 184 riconosce al minore prima di tutto il diritto a crescere e ad essere educato nella propria famiglia; quando ciò non è possibile gli riconosce il diritto a sapere di essere un figlio adottivo; quindi, una volta raggiunta la maggiore età, gli riconosce il diritto a sapere chi sono i suoi genitori biologici. E’ il punto di equilibrio di una legge tutt’altro che facile, ma che pure in questi anni ha dato ottimi risultati, anche se ancora migliorabili. Genitori adottanti, oggi definiti anche come genitori sociali, e genitori biologici appartengono in modo diverso, ma in modo concreto all’universo affettivo del soggetto adottato, che potrà riconoscersi a titolo diverso negli uni e negli altri, senza poter fare a meno né degli uni né degli altri.  

Un modo equilibrato di fare un bilanciamento dei diritti di tutti: del bambino e delle due famiglie a cui in un certo senso il soggetto sa e sente di appartenere e che per questo desidera conoscere. Sa bene infatti che questa è la strada più efficace per comprendere meglio se stesso, le proprie reazioni, alcuni comportamenti e certi atteggiamenti, che spesso sfuggono ad un controllo razionale, perché affondano le loro radici nell’essere profondo di ognuno di noi, in una biografia personale e familiare i cui contorni genetici non possono essere ignorati. Molte volte col trascorrere degli anni le persone sentono di assomigliare sempre più profondamente ai propri genitori, nonostante i tentativi fatti fin dall’età dell’adolescenza per emanciparsi da certi condizionamenti. 


COMMENTI
03/12/2014 - Summum jus summa iniuria (Luigi PATRINI)

La riflessione di Paola Binetti è una significativa applicazione del principio "Summum jus,summa iniuria": è bello vedere che la "ragione" stessa, se intesa nel suo senso più completo e ampio, suggerisce di lasciare fuori da queste questioni i Magistrati. Dove il buon senso e l'attenzione all'affettività sono presi in seria considerazione, lo spazio per le norme fredde e implacabili della legge deve essere ridotto il più possibile.