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Politica

NAPOLITANO/ Renzi sa chi è il successore, ma lo nasconde

Giorgio Napolitano (Infophoto)Giorgio Napolitano (Infophoto)

Ma, dicevo, non è alla successiva contesa che guarda Napolitano, quanto a quella in pieno svolgimento sulla riforma costituzionale e sulla legge elettorale. Attende, insomma, il via libera alla riforma che retrocede il Senato a Camera delle Regioni non elettiva e alla strettamente collegata riforma elettorale che dovrebbe regolare solo l'elezione della Camera. Al presidente basterà un via libera politicamente impegnativo in una delle due Camere (la legge elettorale al Senato e la riforma costituzionale alla Camera) per farsi da parte con una certa tranquillità sul futuro.

Raccontano che Berlusconi sarebbe pronto pure a digerire una legge elettorale poco gradita, specie in quella soglia chiesta e ottenuta da Alfano al 3 per cento (inutile dire che Forza Italia avrebbe preferito una legge elettorale ammazza-Ncd-popolari) in cambio di una partecipazione diretta alla scelta del nuovo presidente. Raccontano anche che dentro Forza Italia si preparano al voto subito dopo il voto per il Quirinale, già a maggio, perché sono convinti che Renzi non abbia voglia di tirare in lungo, per andare all'incasso di consensi più alti rispetto a due anni fa e soprattutto per poter contare su una classe parlamentare più "in linea" dell'attuale, selezionata da un Pd bersaniano. 

Renzi, per tacitare queste voci, vuole offrire pubbliche garanzie che la sua idea non è quella di andare al voto presto, e lo farebbe accordando una clausola di salvaguardia che farà entrare in vigore l'Italicum dal 2016, quando presumibilmente la riforma costituzionale avrà concluso il suo iter. Ma, ricordano i costituzionalisti, questa non sarebbe una vera e propria polizza assicurativa contro il voto anticipato. Ipotesi che resterebbe in campo, senza l'approvazione della nuova legge elettorale (ma con la sola correzione "chirurgica" del Porcellum sul premio di maggioranza e sul voto di preferenza, il cosiddetto "Consultellum") nel caso di precipitazione verso le urne. 

Ma c'è anche anche una terza ipotesi, ancora più complicata, nel caso che la nuova legge elettorale (che interviene solo sul sistema elettorale della Camera) fosse approvata, ma non ancora la riforma costituzionale, che dovrà abolire il voto per il Senato. In tal caso — speriamo che il destino ci risparmi questo pastrocchio — si voterebbe con la nuova legge elettorale alla Camera, mentre al Senato soccorrerebbe il "Consultellum". Questioni successive, in ogni caso: gennaio dovrebbe essere il mese delle dimissioni di Napolitano, febbraio quello del nuovo presidente. Napolitano ora chiede solo di accelerare la sua uscita. Da lui c'è da aspettarsi, quindi, l'estremo atto di sostegno a Renzi, un plauso per il Jobs Act approvato, per le tante crisi industriali risolte in questi ultimi mesi, per il rischio Grecia che è stato risparmiato all'Italia. E un'ultima richiesta, rivolta anche a Berlusconi, di non far mancare il sostegno alle riforme. Dicono che il leader di Forza Italia voglia prima garanzie sul nome del successore di Napolitano e dicono che quello di Prodi gli crei, al solo nominarlo, grande turbamento e preoccupazione. Dicono anche però che, in realtà, il nome "vero" già ci sarebbe, e per non bruciarlo tutti i contraenti si stiano adoperando a tenerlo coperto.

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