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NAPOLITANO/ Renzi sa chi è il successore, ma lo nasconde

Pubblicazione:mercoledì 31 dicembre 2014 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 31 dicembre 2014, 12.01

Giorgio Napolitano (Infophoto) Giorgio Napolitano (Infophoto)

Il Napolitano numero 9 si accinge ad andare in onda per il discorso di fine d'anno e — sarà perché non se ne preannuncia una decima edizione — quest'anno c'è un'attesa particolare. 

Soprattutto c'è attesa per il possibile annuncio, dato da molti per probabile, della data delle dimissioni. Invece forse si tratterà solo di un più circostanziato annuncio, ma ancora senza l'indicazione della data. Napolitano è un post-comunista della prima ora essendo stato già all'epoca dell'ex Pci un liberal-migliorista, una sorta di comunista-non comunista. Eppure, nel suo rapporto con le istituzioni, è rimasto un comunista vecchio stampo, lo Stato quando chiama viene prima di ogni altra cosa. Prima persino della famiglia, che gli aveva vietato re-incarichi, prima persino del medico che glielo aveva vivamente sconsigliato. 

Qualche nuovo acciacco dell'età, superato — che però ha comportato la stabile comparsa del bastone — non ha fatto altro che rafforzare la sua decisione intimamente sancita, e resa nota solo agli stretti congiunti, di voler celebrare i 90 anni, nel giugno prossimo, nella stretta riservatezza della famiglia, lontano dagli incarichi che hanno caratterizzato 60 anni di impegno politico. Ma, appunto, ferma restando questa decisione e l'intenzione di frasi da parte al più presto, credo che ancora una volta la data precisa sarà dettata dalle scadenze istituzionali, che — se onorate — potranno rendere la sua uscita di scena un atterraggio morbido, come nei suoi auspici. 

In questi giorni si vanno consolidando alcuni di quei fattori che potrebbero consentire l'annuncio già entro fine gennaio. Innanzitutto una saldatura, che si registra, di quella maggioranza allargata per le riforme che include Forza Italia e Silvio Berlusconi, che poi potrebbe essere foriera anche di una elezione a larga maggioranza del nuovo presidente, superando il diritto di veto interno che la sinistra del Pd intende esercitare. D'altronde nella stessa sinistra Pd si va ormai consolidando un'area — che vede in Pierluigi Bersani il suo esponente più significativo — che pur chiedendo ascolto non intende praticare le barricate e non pone problemi a un dialogo che includa il partito dell'ex Cavaliere.

Naturalmente l'elezione del nuovo capo dello Stato è faccenda successiva, e l'impressione è che un Napolitano ormai stanco non intenda in alcun modo partecipare alla contesa. Sebbene sia chiaro a tutti che il nome preferito dall'attuale inquilino del Quirinale sarebbe Giuliano Amato, al momento però considerato il principe dei "bocciati" insieme a Romano Prodi. Insomma, non dovrebbe essere uno di questi due, anche se il primo avrebbe probabilmente goduto del sostegno di Forza Italia, ma è Renzi il "rottamatore" che farebbe fatica, probabilmente, a recitare la parte del suo sponsor, sia pur indiretto, essendo ricordato, il dottor sottile, anche per la sua collaborazione con Craxi e per il prelievo forzoso sui conti correnti quando era premier. 


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