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QUIRINALE/ Folli: l'accordo Renzi-Berlusconi ci lascerà solo macerie

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Matteo Renzi  Matteo Renzi

“L’accordo Renzi-Berlusconi per eleggere il capo dello Stato riuscirà nei suoi intenti ma lascerà sul campo un panorama di macerie”. E’ la previsione di Stefano Folli, editorialista di Repubblica, secondo cui per reazione 150 o 200 grandi elettori del Pd potrebbero trasformarsi in franchi tiratori. Ciò non fermerà comunque l’elezione del nuovo capo dello Stato, che passerà al quarto o al quinto scrutinio, ma lascerà nel Pd una ferita difficilmente sanabile.

 

Partiamo dal voto in Grecia. Che cosa ne pensa dell’ipotesi di un contagio dell’Italia da parte di Atene?

La Grecia è un Paese dell’Eurozona che ha grossi problemi di debito pubblico, anche se come dimensioni è uno Stato molto più piccolo dell’Italia. La crisi di Atene accende i riflettori direttamente sul debito, che diventa insostenibile al punto da costringere il governo greco a un braccio di ferro che potrebbe anche portarlo a uscire dall’euro o quantomeno a mettersi in collisione con tutte le regole di Maastricht. Siccome noi siamo il secondo Paese più indebitato, non possiamo del tutto escludere una forma di contagio.

 

Per Renzi sarebbe vantaggioso avere Tsipras come alleato?

Non è pensabile fare un’alleanza con la Grecia. Come giustamente dice il presidente del Consiglio, noi dobbiamo guardare alla Germania come modello. Ciò non significa accettare supinamente tutto quello che ci propone Berlino, ma l’idea di un’alleanza con un Paese che sta peggio di noi onestamente mi sembra fuori luogo.

 

Il semestre europeo di presidenza italiana è finito. Che cosa porta a casa Renzi?

Francamente non mi sembra che abbia portato a casa molto, è stato un semestre abbastanza povero di risultati. Renzi sostiene che la battaglia per escludere gli investimenti dal calcolo del deficit è a buon punto, ma comunque non è ancora andata in porto. Per il momento resta soltanto un auspicio o quantomeno un lavoro in itinere.

 

Sul Jobs Act Renzi sta navigando a vista?

E’ difficile dare un giudizio definitivo perché non abbiamo ancora capito esattamente che cosa conterrà il Jobs Act e quando darà frutti. Questo tipo di riforme, che possono essere molto importanti, si giudicano dai risultati che producono. Oggi è difficile dire esattamente dove di fermerà la lancetta e soprattutto quali risultati darà. Bisogna dare tempo al tempo, il presidente del Consiglio esagera un po’ nell’enfasi quando definisce storiche le sue riforme.

 

La questione del lavoro rischia di creare una nuova turbolenza politica e sindacale?


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COMMENTI
31/12/2014 - Elezioni con la legge di Murphy? (Carlo Cerofolini)

Quasi sicuramente – come per tutto ciò che sta accadendo in Italia e pure nell’Ue a trazione germanica – anche per l’elezione del Presidente della Repubblica si applicherà la legge di Murphy, ovvero se qualcosa è possibile che vada storto sicuramente andrà storto.