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ITALICUM/ Luciani: i capilista "alla Renzi" sono incostituzionali

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Roberto Calderoli (Infophoto)  Roberto Calderoli (Infophoto)

Sulla riedizione del Mattarellum non c’è affatto un accordo generalizzato, e quindi allo stato attuale non mi sembra una strada praticabile. E’ molto meglio fare un semplice “intervento ortopedico” di messa in sicurezza del sistema uscito dalla Consulta attraverso una piccola legge. I due tavoli dell’Italicum e della messa in sicurezza di quello che giornalisticamente è detto Consultellum francamente potrebbero essere percorsi insieme.

 

Che cosa ne pensa dell’intrecciarsi tra riforme e voto per il Quirinale?

Questo è un serio problema politico, ma dal punto di vista istituzionale non ci sono ostacoli o ingorghi. Le cose possono andare tranquillamente su binari paralleli, il problema è piuttosto di natura politica perché il nostro Parlamento ha già dimostrato di avere grandi difficoltà nell’elezione del capo dello Stato. E’ evidente che le divisioni che eventualmente dovessero maturare sul Quirinale potrebbero avere un effetto non positivo sull’iter delle riforme.

 

Per Rino Formica, la riforma del Senato fa sì che il nuovo presidente della Repubblica dovrebbe essere a interim, proprio come avvenne con De Nicola, il presidente eletto nel 1946 ai tempi dell’Assemblea Costituente, che si dimise nel 1948. Lei che cosa ne pensa?

Io non paragonerei l’entrata in vigore di una nuova costituzione con l’approvazione di una pur importante riforma costituzionale. Una semplice legge di revisione costituzionale non è infatti sufficiente per cambiare ordinamento. La portata della riforma del Senato non determina affatto un “salto di ordinamento” e quindi la necessità di azzerare tutte le istituzioni.

 

Che cosa ne pensa dell’ultima versione dell’Italicum con i capolista bloccati?

Sui capilista bloccati ho seri dubbi di legittimità costituzionale, perché c’è una disparità di trattamento tra gli elettori dei grandi partiti e quelli dei piccoli. E’ una soluzione che non mi convince, perché non sembra soddisfare i precetti che la Corte costituzionale ha fissato nella sentenza 1/2014.

 

(Pietro Vernizzi)



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