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SCENARIO/ Le tre sconfitte di Renzi che preparano l'arrivo della troika

Pubblicazione:lunedì 8 dicembre 2014

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Perché nessuno (da Silvio Berlusconi agli avversari del Nazareno nel Pd) crede all'impegno di Matteo Renzi di non puntare alle elezioni anticipate a primavera? Eppure il presidente del Consiglio ha dichiarato nel modo più solenne — di fronte alle Camere e al capo dello Stato — che egli vuole arrivare alla scadenza naturale e comunque esclude il voto nel 2015. Ma tra i motivi che hanno indotto Giorgio Napolitano ad annunciare le dimissioni a breve primeggia appunto l'indisponibilità a firmare uno scioglimento anticipato delle Camere e in Parlamento si sta preparando addirittura una legge che vieti a Renzi di votare nel 2015 con il nuovo sistema maggioritario.

Alla base del diffuso sospetto c'è il dato che il premier ha il vento in poppa, ma il tempo non sembra giocare a suo favore.

Matteo Renzi domina saldamente la scena in quanto, nonostante le difficoltà, non registra alternative di leadership e di coalizione né sulla destra né sulla sinistra. Anche se i sondaggi rilevano una flessione di consensi alla sua persona non si hanno però spostamenti a favore degli oppositori ed il Pd consolida il balzo delle europee registrando sempre il 38-40 per cento. Sia Beppe Grillo sia Silvio Berlusconi sono ancora lontani dal delineare liste concorrenti per un premio di maggioranza e vedono i contestatori interni al proprio partito più numerosi e baldanzosi.

A mettere in fibrillazione la tenuta della legislatura è soprattutto il comportamento del leader del Pd e del governo. Egli non si sta concentrando su un piano di interventi, su una catena logica di provvedimenti per la crisi economica, ma continua a saltellare da un campo all'altro: dalla legge elettorale all'economia, alle riforme costituzionali tra decreti delegati e provvedimenti che ora vengono parcheggiati e dimenticati in qualche commissione o ramo del Parlamento ed ora vengono riportati in scena. Soprattutto inquieta il modo di giocare a nascodino con i dati negativi sulla crisi che continua. Se l'Istat avverte che la disoccupazione cresce, Palazzo Chigi replica baldanzosamente che le assunzioni sono aumentate. E cioè fa un bilancio evidenziando le entrate ed omettendo le uscite. Se Standard & Poor's declassa l'Italia replica "lo sapevo": una notizia per lui vecchia, scontata con contromisure già in tempo e da tempo predisposte. "Dovremo accelerare" è il rassicurante commento del premier.

E' un modo di reagire che ritrae un premier impegnato a tenere a bada le notizie sul piano mediatico, ma lo scenario che prende sempre più forma non è quello di un 2015 che festeggi una ripresa. Il commissariamento di fatto da Bruxelles incombe sempre più anche perché il modo in cui Renzi ha gestito il semestre della presidenza italiana presenta un bilancio abbastanza infelice: un sostanziale isolamento con perdita di contatti da Hollande a Cameron e una maggiore subalternità al nuovo presidente Juncker, che appare non solo incontrollato da parte italiana, ma anche ostile. 


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