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DIETRO LE QUINTE/ Le manovre di Renzi sul Senato per votare a ottobre

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Non dimentichiamoci che a febbraio 2013, in barba a tutti i sondaggi, il M5S è stato il primo partito alla Camera dei deputati e non è detto che a maggio 2014, per le elezioni del Parlamento europeo, il suo consenso non cresca ancora. Chi è contro l'accordo Renzi-Berlusconi non può non prendere seriamente l'ipotesi di votare il M5S.

Quale sarà adesso l'iter della legge?
È una legge per la quale vige l'obbligo del procedimento ordinario (art. 72 della Costituzione, ultimo comma). Verrà discussa e votata in aula e anche in questo caso potremmo assistere a qualche scena ispirata all'Aventino… Prevedo anche un certo rallentamento dell'iter, come lascia intuire la decisione di ieri della presidente Boldrini, che ha spostato all'11 febbraio l'inizio dei lavori sull'Italicum. Altrimenti potrebbe essere approvata in tempo per andare a votare a maggio. Basterebbe sciogliere le camere 70 giorni prima delle elezioni europee per abbinare anche le politiche. Sarebbe sufficiente potere promulgare la legge elettorale entro il 15 marzo.

Esiste ancora secondo lei la possibilità reale di modificarla?
La speranza è l'ultima a morire. C'è da augurarsi che innanzi tutto venga affrontato il problema principale dell'Italicum, ossia il ballottaggio per il premio di maggioranza quando non si raggiunge la soglia. Da questo punto di vista l'innalzamento della soglia dal 35% al 37% è un peggioramento, perché rende ancora più certo il ricorso al ballottaggio per il premio; non lo sarebbe solo se – secondo logica e diritto – la soglia operasse ai fini dell'attribuzione del premio, ma, in caso di non raggiungimento, non facesse scattare alcun premio, né richiedesse un secondo turno di ballottaggio per il premio.

Poi c'è il problema delle preferenze.
Sulla questione dei nominati la Corte costituzionale è stata chiara; sono coloro che hanno scritto l'Italicum che hanno travisato la sentenza. La Corte non ha detto che si può porre rimedio ai nominati con delle liste brevi e i nomi stampati nella scheda; infatti, se l'elettore non ha un potere di scelta sulla lista, o breve o lunga, sempre di nominati si tratta. Il giudice costituzionale ritiene, e a ragione, che il vulnus costituzionale derivi dalla circostanza che tutti, senza eccezione alcuna, siano nominati in assenza di un voto di preferenza  da parte degli elettori.

Non crede che il collegio uninominale potrebbe "risolvere l'antitesi liste bloccate−preferenze"?
Con i collegi uninominali la scelta della lista non esiste più; la scelta dell'elettore è sul nome del candidato. Non è che non esista il peso del partito di appartenenza del candidato, o quello del leader del partito medesimo, ma questi due aspetti sono fortemente mitigati dal nome del candidato. Con il collegio uninominale il potere del partito e del leader è fortemente condizionato.

Al Senato secondo lei cosa potrebbe accadere?


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