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DIETRO LE QUINTE/ Le manovre di Renzi sul Senato per votare a ottobre

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Se approvata dalla Camera, la legge andrà al Senato, dove nonostante i numeri siano diversi, il peso di Mauro, Scelta civica, Casini e anche di Ncd è irrilevante per eventuali modifiche. Conterà di più la Lega se Berlusconi la vuole come sua alleata per le prossime elezioni, altrimenti neppure la Lega avrà un peso.

Renzi ha sempre detto che la legge fa parte di un pacchetto più ampio di riforme quali il bicameralismo e il Titolo V. Intanto Lauricella (Pd) ha ripresentato un emendamento che subordina l'entrata in vigore della legge alla riforma del Senato.
Politicamente le questioni possono considerarsi collegate, ma dal punto di vista costituzionale non c'è un collegamento necessario; tant'è che la proposta di legge in discussione riguarda anche le elezioni del Senato. Molto concretamente, poi, non penso che, approvata la legge elettorale, sarà semplice procedere con la riforma del Senato; e non è neppure detto che Berlusconi non faccia saltare il tavolo delle riforme come nel 1998. Gli converrebbe pure, come gli è convenuto appunto nel caso della Commissione D'Alema. Il problema è più dalla parte di Renzi e della sinistra, che sinora hanno dimostrato di non sapere fare le riforme e, soprattutto, di non avere le idee chiare sulla direzione in cui marciare.

Insomma, lei ce l'ha con Renzi?
Consideri per un attimo l'insensatezza del suo discorso. Si vuole trasformare il Senato in Camera delle Regioni, come si afferma ormai da quarant'anni, e sin qui possiamo esserci. Però la revisione del Titolo V è pensata per ridurre l'autonomia e i poteri delle Regioni; la divulgazione delle malefatte delle Regioni – che sono molte di meno di quelle delle Camere, nelle quali la magistratura non può mettere becco – serve ad aggredirle sul piano costituzionale le Regioni e non certo a premiarle con maggiori poteri e funzioni…

Quindi?
Ma allora a che serve dare alle Regioni una Camera parlamentare con funzioni di controllo, di revisione costituzionale e, in alcuni casi, di legislazione ordinaria, se poi si riduce il ruolo istituzionale e politico delle Regioni? L'intero disegno è privo di logica e dal punto di vista costituzionale è anche molto debole.

Secondo lei le prossime elezioni europee condizioneranno l'iter delle riforme?
A mio parere sì. Il sistema elettorale per il Parlamnto europeo è proporzionale con soglia di sbarramento al 4%, riparto su collegio unico nazionale e ribaltamento dei seggi nelle 5 circoscrizioni. Se si prendono i sondaggi di questa settimana, manderanno deputati al Pe solo quattro partiti: Pd, FI, M5S e Ncd. Tutti gli altri sono sotto soglia; non escludo che il dato di Ncd sia un po' sopravvalutato. A maggio i partiti sopra soglia potrebbero essere solo tre. Questi dati potrebbero confermare l'intento di avere una legge che ridimensioni il M5S e riduca la partita al Pd e a FI; ma – ripeto – potrebbe essere un conto senza l'oste.

Dunque, fatta la legge elettorale…
Fatta la legge elettorale, più che procedere ad altre riforme (costituzionali), penso che si avvicinino le elezioni politiche, anche perché la metà degli italiani già oggi chiede di licenziare il governo Letta e di ritornare al voto. Non escluderei che le elezioni europee servano da verifica per il voto a ottobre.

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