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ALEXIS TSIPRAS/ Se Ingroia, Ferrero e Rodotà "emigrano" in Grecia...

Teatro Valle affollato a Roma per Alexis Tsipras, leader della sinistra greca che in molti vogliono come capolista per le elezioni europee di maggio. Il commento di ALDO BRANDIRALI

Alex Tsipras (Infophoto) Alex Tsipras (Infophoto)

A Roma, al Teatro Valle che è occupato da mesi, manifestazione unitaria della sinistra più a sinistra del Pd. Teatro stracolmo, dentro ci sono i promotori di una lista unitaria per le elezioni europee. Si tratta di Camilleri, Gallineo, Revelli, Barbara Spinelli, Guido Viale, Flores D’Arcais. Clima emozionante, tutti gli onesti, tutti gli idealisti, tutti i sognatori d’ Italia riuniti con grandi ideali. Questa notevole élite lavora da tempo per una nuova progettualità, sono consapevoli che devono cambiare, sono intelligenti, sanno anche abbandonare le idee comuniste.

Ma ecco a che punto sono. Costoro vogliono che capolista per le elezioni europee di maggio sia il greco vincitore del confronto elettorale dei mesi scorsi in Grecia: Alexis Tsipras, della coalizione Syriza, che si è affermata come primo partito in Grecia ma che non governa perché si è formata una coalizione socialisti-destra che regge attualmente il Governo. Mancava ancora Nichi Vendola, che si incontrerà oggi con Tsipras, vedremo se benedirà l’operazione...

Ma intanto si vedevano in sala il giudice Ingroia, reduce dal fallimento della sua lista, Paolo Ferrero del Prc, Nicola Fratoianni di Sel, Stefano Rodotà e Luciana Castellina, memori della loro fallita lista arcobaleno. Insomma tanti isolati nei loro ghetti di sinistra dura e pura, che sembrano rinati grazie a Tsipras.

Per capire si deve partire dal progetto che Tsipras ha proposto ai Greci. Contro l’Europa dei risanatori delle finanze, per una Europa che supera la micidiale austerità, aprendo una negoziato sul debito dei singoli stati europei, partendo dal presupposto che almeno il 60% di tale debito, degli stati maggiormente indebitati, verrà condonato.

Questa la chiamano Europa dei popoli e non delle banche. Il problema è reale e molto sentito, si devono riequilibrare i rapporti fra economia produttiva ed economia finanziaria. Ma non si può evitare il tema della riduzione della spesa pubblica, o perlomeno della liberazione di sue risorse per poterle usare a promozione delle attività produttive. Ma ci sono mille ragioni per denunciare il vampirismo che si annida nella posizione di questa sinistrra dura e pura. Da sempre questa sinistra succhia i soldi dello stato in tutti i modi, difendendo la spesa pubblica all’infinito, come se lo stato fosse la fontanella della ricchezza. Tutti costoro non sono assolutamente capaci di spiegare perché in Grecia i dipendenti pubblici erano preponderanti nel paese, e avevano due mesi di ferie all’anno, e si pagavano con l’estensione del debito pubblico oltre ogni ragionevolezza. I teorici dell’eguaglianza non hanno mai saputo spiegare come si produce l’autofinanziamento del popolo. Per questo la loro progettualità è astratta e destinata a fallire.