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CASINI AL CENTRO/ Lo storico: quell'errore di Martinazzoli che si ripete

Pierferdinando Casini (Infophoto) Pierferdinando Casini (Infophoto)

Quanto all'accusa di dirigismo, può esserci stato anche in certa leadership cattolica, ma la "massima mobilità" del sistema è figlia di un cambio di tempi, non di regole appiccicaticce. Contrapporre il modello delle settimane sociali (che proprio a Reggio Calabria, duole dirlo, ha segnato il passo in termini di qualità di riflessione e operatività ecclesiale) a quello di Todi mi pare di nuovo un esercizio intellettualistico. Come nella prima occasione si potrebbero comunque intravedere anche i presagi di chi vuole stabilire un potere di influenza e "negoziazione", così misconoscere le istanze e pure qualche risultato positivo in termini di dialogo tra le varie anime del cattolicesimo negli incontri umbri è perlomeno riduttivo e frutto di una visione manichea della storia della Chiesa di questi ultimi anni.

Alla "debolissima cultura politica" dei movimenti e gruppi ecclesiali sentenziata da Armillei cosa mancherebbe oggi rispetto alla "alta qualità" del dibattito nei partiti laici? Almeno in termini sociali, di servizio, i cattolici organizzati credo abbiano ancora molto da insegnare alla schiera di poltronisti professionisti che a destra come a sinistra sostiene di aver rinnovato eticamente il parlamento della vituperata prima Repubblica.   

Credo cioè che oggi si possa ancora effettivamente stabilire un consenso mettendoci la faccia, non per esercitare una rendita di potere ma per avanzare una proposta aperta a tutti, al di là dei marchi politico culturali, perché i valori (ebbene sì, usiamola questa parola tanto vituperata e aspramente combattuta da quel modello di cattolicesimo che a forza di dirsi adulto è forse invecchiato sin troppo…) che si indicano sono di tutti, e tendono progressivamente a riemergere, perlomeno come domanda di senso. 

Il progetto dei Popolari per l'Italia (i mille rivoli sono tutti lì, cosa resta negli altri partiti dell'identità cattolica?) dimostra allora proprio il contrario, pure con le sue difficoltà di costruzione che non sono poi diverse da quelle che sopportarono le diverse correnti Dc nel comunque sostenere e attuare un modello di paese. Ora si potrà fare lo stesso senza necessità di un recinto confessionalizzato, perché una visione di mondo più umana e naturale di cui comunque la Chiesa ha sempre sostenuto la centralità, si affermerà da sola: basterebbe leggere il discorso di Giorgio Napolitano per la visita di papa Francesco al Parlamento italiano.

Sostenere che "non ha alcun senso in una società ampiamente pluralistica partire da un contenitore autoqualificato di ispirazione cristiana e privo di contenuti da aprire ad altri interlocutori" significa solo accettare l'idea che il cattolicesimo politico non serve più a nulla, e allora sarebbe più sincero dire chiaramente che non si ha niente a che vedere con quei valori, e non svolgere poi il ruolo nei cosiddetti partiti maggioritari di foglia di fico per attirare voti in quota cattolica (di cui pertanto implicitamente si riconosce il peso… ); questo modo di vedere le cose per chi scrive sul "Landino" e che si dichiara ancora legato a quell'esperienza di Fuci e "di crescita ecclesiale", mi pare sinceramente davvero un po' contradditorio.


COMMENTI
10/02/2014 - popolari, non clerico-moderati! (seconda parte) (andrea tomasi)

La categoria di clerico-moderati è, a mio avviso, una interpretazione obsoleta delle posizioni di una parte del mondo cattolico, e risente di vecchi schemi degli anni 70, per i quali i cattolici si dividevano tra progressisti e, appunto, clerico-moderati o conservatori. Il superamento della schematizzazione destra-sinistra dovrebbe far ripensare anche le (facili) classificazioni del mondo cattolico. Le due cose (originalità e autonomia del pensiero sociale cristiano e "centrismo" del conseguente popolarismo) si tengono insieme. A mio avviso, sul piano dell' impegno sociale, mi sembra non ancora compresa la forte novità nel porre al centro della questione l'analisi del contesto tecnologico (o tecnocratico) della realtà contemporanea. Lo stretto legame tra problemi etici-antropologici e questioni di giustizia sociale (cfr. Caritas in Veritate) deriva dall'intrecciarsi di due domande "chi è la persona umana" e "quale società è rispettosa della dignità dell'uomo". La riduzione del dibattito alle questioni di schieramento (bioetica come patrimonio del centrodestra e giustizia sociale bandiera del centrosinistra) impedisce di coglierne le implicazioni profonde. Per il momento, l'assenza di una corretta comunicazione e di sufficiente coraggio operativo nel presentare al Paese una proposta politica nuova e convincente fa gioco per le interpretazioni tradizionali, ma non è detto che sia un quadro cristallizzato e immutabile.

 
10/02/2014 - popolari, non clerico-moderati! (prima parte) (andrea tomasi)

alcune osservazioni. La presa di posizione di Casini non dimostra nulla, rispetto all'assunto di Armillei, se non l'opportunismo di un personaggio che ha trasformato un partito di militanti in un partito leaderistico, e gioca su quest'ultima posizione assunta le sue personali ambizioni per il futuro. Forse vincerà il congresso, in cui i delegati, eletti due anni fa, sono stati ripetutamente setacciati e selezionati, dalle novità politiche e da accurate epurazioni interne (sebbene il malcontento della base sia forte e molti delegati non condividano la scelta fatta da Casini), ma questo non significa che non esista una cultura politica cattolico-popolare, che pensa, secondo me con ragione, che l'ispirazione della dottrina sociale della Chiesa sia irriducibile a posizioni mercatiste o socialdemocratiche, anche se può occasionalmente trovare con esse convergenze programmatiche, e che essa sia anche capace di proporsi in forme inclusive, laiche e non integraliste. Esiste una parte consistente di elettori che non vuole farsi rinchiudere nello schema bipolare, e proprio l'ultimo esito elettorale certifica questa mia affermazione, sia pure dando evidenza di partito al solo voto di protesta, mentre l'astensionismo resta (come è ovvio) non rappresentato.