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CASINI AL CENTRO/ Lo storico: quell'errore di Martinazzoli che si ripete

Pierferdinando Casini (Infophoto) Pierferdinando Casini (Infophoto)

Ovvero, lo dico con rispetto, a forza di ripetere che non bisogna dirsi cattolici, si è finiti, magari senza volerlo, per non esserlo più del tutto, beninteso in ambito pubblico, e ridursi, questo sì, a svolgere una mera funzione notabilare nel controllo delle reti locali di voto. In ultima analisi, il vero dirigismo non credo stia oggi nei gruppi e movimenti ecclesiali, è invece proprio quello di chi sostiene che le regole assunte da pochi debbano orientare necessariamente le opinioni di molti. Questo, piuttosto, mi pare veramente antipopolare, elitario, ultimamente non italiano.

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COMMENTI
10/02/2014 - popolari, non clerico-moderati! (seconda parte) (andrea tomasi)

La categoria di clerico-moderati è, a mio avviso, una interpretazione obsoleta delle posizioni di una parte del mondo cattolico, e risente di vecchi schemi degli anni 70, per i quali i cattolici si dividevano tra progressisti e, appunto, clerico-moderati o conservatori. Il superamento della schematizzazione destra-sinistra dovrebbe far ripensare anche le (facili) classificazioni del mondo cattolico. Le due cose (originalità e autonomia del pensiero sociale cristiano e "centrismo" del conseguente popolarismo) si tengono insieme. A mio avviso, sul piano dell' impegno sociale, mi sembra non ancora compresa la forte novità nel porre al centro della questione l'analisi del contesto tecnologico (o tecnocratico) della realtà contemporanea. Lo stretto legame tra problemi etici-antropologici e questioni di giustizia sociale (cfr. Caritas in Veritate) deriva dall'intrecciarsi di due domande "chi è la persona umana" e "quale società è rispettosa della dignità dell'uomo". La riduzione del dibattito alle questioni di schieramento (bioetica come patrimonio del centrodestra e giustizia sociale bandiera del centrosinistra) impedisce di coglierne le implicazioni profonde. Per il momento, l'assenza di una corretta comunicazione e di sufficiente coraggio operativo nel presentare al Paese una proposta politica nuova e convincente fa gioco per le interpretazioni tradizionali, ma non è detto che sia un quadro cristallizzato e immutabile.

 
10/02/2014 - popolari, non clerico-moderati! (prima parte) (andrea tomasi)

alcune osservazioni. La presa di posizione di Casini non dimostra nulla, rispetto all'assunto di Armillei, se non l'opportunismo di un personaggio che ha trasformato un partito di militanti in un partito leaderistico, e gioca su quest'ultima posizione assunta le sue personali ambizioni per il futuro. Forse vincerà il congresso, in cui i delegati, eletti due anni fa, sono stati ripetutamente setacciati e selezionati, dalle novità politiche e da accurate epurazioni interne (sebbene il malcontento della base sia forte e molti delegati non condividano la scelta fatta da Casini), ma questo non significa che non esista una cultura politica cattolico-popolare, che pensa, secondo me con ragione, che l'ispirazione della dottrina sociale della Chiesa sia irriducibile a posizioni mercatiste o socialdemocratiche, anche se può occasionalmente trovare con esse convergenze programmatiche, e che essa sia anche capace di proporsi in forme inclusive, laiche e non integraliste. Esiste una parte consistente di elettori che non vuole farsi rinchiudere nello schema bipolare, e proprio l'ultimo esito elettorale certifica questa mia affermazione, sia pure dando evidenza di partito al solo voto di protesta, mentre l'astensionismo resta (come è ovvio) non rappresentato.