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RENZI E NAPOLITANO/ Storia di fughe, ritirate e cannoneggiamenti

Pubblicazione:martedì 11 febbraio 2014

Matteo Renzi con Giorgio Napolitano (Infophoto) Matteo Renzi con Giorgio Napolitano (Infophoto)

L’uscita di Forza Italia dalla compagine di governo avrebbe dovuto portare i restanti a pedalare, per restare nella metafora, con maggiore lena, invece l’effetto è stato di segno contrario, come se la gara con Grillo fosse ad inseguirlo sul terreno del populismo e non a metterlo nell’angolo dando l’idea di una politica che decide e risolve i problemi, almeno quelli che è possibile affrontare. 

Non foss’altro che per questo, merita quindi di essere valutata la nuova offerta politica che arriva dall’unica formazione schierata, ormai, senza se e senza ma nel solco dell’alleanza delle larghe intese, scaturita come diretta conseguenza dalla riconferma al Quirinale di Giorgio Napolitano. Parliamo dei Popolari per l’Italia guidati da Mario Mauro, che sabato hanno presentato a Roma la loro formazione, che prova a parlare al grande mondo dei moderati che non votano più o se lo fanno mostrano una crescente disaffezione verso le attuali formazioni nel campo dei moderati.

Certo, anche la formazione di Angelino Alfano si pone in quel campo come elemento interessante di novità, e la battaglia per le primarie e per la preferenza sono un segnale importante al popolo disaffezionato alla politica. Ma pesa una discontinuità ancora poco chiara rispetto al partito che hanno lasciato, e alla sua guida, ossia Silvio Berlusconi. Per non dire dell’alleanza con la Lega che, dopo la gazzarra all’Europarlamento mentre parlava il capo dello Stato italiano, avrebbe meritato una presa di distanza un po’ più marcata da parte di quelli che sono i suoi alleati nelle Regioni del Nord. Cosicché, in assenza di chiarezza, se il problema alla fine è andare a trattare con Berlusconi, ti arriva un Pier Ferdinando Casini che preferisce andarlo a fare in proprio a tutela della sua baracca.

In ogni caso, a dispetto di tutto, potremmo scoprire nelle prossime ore che il governo Letta da molti dato per finito con troppa fretta potrebbe avere ancora lunga vita davanti a sé: almeno un anno. La coraggiosa iniziativa di Renzi a favore della legge elettorale, unita però a un’accondiscendenza eccessiva a modelli funzionali più ai suoi competitors che alla sua metà campo, un risultato lo sta già dando. Ci riferiamo ai sondaggi, che ormai univocamente riportano il centrodestra come favorito, soprattutto alla luce del funzionamento della nuova bozza di legge elettorale. E questo deve aver tolto dalla testa di Renzi l’opzione del voto fin qui tenuta sempre calda come carta di riserva nelle sue invettive anti-governo.

Se si aggiunge l’interesse di Ncd e Popolari per l’Italia di farsi prima conoscere dall’elettorato, sperando nel frattempo di poter agganciare finalmente i primi segnali della tanto attesa ripresa, si capisce quanto poco interesse abbiano al momento un po’ tutti i partiti di maggioranza di accelerare verso il voto. 


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