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Politica

RENZI E NAPOLITANO/ Storia di fughe, ritirate e cannoneggiamenti

Matteo Renzi con Giorgio Napolitano (Infophoto)Matteo Renzi con Giorgio Napolitano (Infophoto)

E dire che non mancherebbero ragioni più nobili per tener fede, per il bene del Paese, al patto sottoscritto un anno fa per dar vita a questo governo di tregua istituzionale. Invece, con supremo sprezzo del pericolo, si continua a far leva sulla capacità di tenere botta da parte del nonnino del Quirinale, fingendo di dimenticare che il suo ritorno in servizio sia avvenuto praticamente a termine e sotto condizione, con una discreta contrarietà sia da parte del medico sia da parte dei familiari che – come avremmo fatto anche noi con uno nostro congiunto – avevano consigliato l’uscita di scena. Decisione che poi Napolitano, sull’urgenza dei fatti, ha inteso disattendere.

Ma fin quando potremo reggere come sistema Italia sull’iniziativa e sulla capacità di persuasione di una figura istituzionale che il prossimo anno compirà 90 anni? E fin quando si proseguirà a cannoneggiare sulle alte cariche senza risparmiare nemmeno il Colle? E a chi giova, questo? Ora si scopre l'acqua calda, con la "rivelazione" che Monti era stato contattato già prima della crisi e dell'incarico. Embé, forse doveva farsi trovare impreparato, Napolitano, nel caso fosse accaduto quel che poi è accaduto? Forse che un allenatore di calcio quando fa scaldare un atleta, spesso più atleti, ha già in mente chi e quando deve essere sostituito? O non si tiene piuttosto pronto solo nell'ipotesi che ve ne sia bisogno?

La sensazione è che il momento in cui ognuno si assume le sue responsabilità sia ancora lontano, il tutto sulla pelle dell'Italia.

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