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RETROSCENA/ Il "golpe" degli Usa contro Napolitano e l'Italia

Pubblicazione:mercoledì 12 febbraio 2014

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Sarà sempre una strana coincidenza, ma proprio mentre si consuma questo duro contrasto tra Ue di marca tedesca e Usa, in uno degli "anelli deboli" dell'Europa come l'Italia, viene rimessa in discussione la politica dell'austerità in modo ufficiale, non più solo da alcuni analisti, da diversi docenti universitari e da alcuni esponenti accademici. Dopo due governi di cosiddette "larghe intese" e all'insegna dell'emergenza finanziaria e della tenuta dei conti, targati Mario Monti ed Enrico Letta, è lo stesso presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che va al Parlamento europeo di Strasburgo, settimana scorsa, e specifica che non si può più continuare con la sola politica di austerity. Di fatto, in modo ufficiale, è il netto e palese rovesciamento di una linea politica economica che è durata per tre anni in Italia e in Europa.

Forse, al di là di tutti i presunti e fumosi "complotti" della tarda primavera del 2011, c'è chi ha voluto battere un colpo, piuttosto duro e pesante, alla politica italiana di questi tre anni. Il "The italian job" del Financial Times e la cronaca di Alan Friedman, tramite Corriere della Sera e Rizzoli, sembrano segnali inequivocabili di un avvertimento e di una spinta al cambiamento della politica italiana.

In tutti i casi, senza inoltrarci in dietrologie che non ci appartengono, l'impressione che si ricava è che adesso si debba trovare, almeno, una gestione differente nei rapporti europei tra Italia e Germania, tra Italia e Unione europea. Non si parla di un'uscita dall'euro, di uno sconvolgimento totale dell'Unione, ma quanto meno di una rinegoziazione seria e importante di alcune clausole e di alcuni accordi che si sono rivelati un autentico "capestro" per l'economia italiana.

E l'attivismo di Matteo Renzi, così come il percorso sempre più claudicante del governo Letta sono la proiezione di questo scenario di carattere prevalentemente internazionale.

È evidente che per condurre un nuovo corso politico occorrono altre soluzioni. Qui ci possono essere alcuni scenari diversi: un governo Renzi senza "battesimo elettorale" (abbastanza rischioso); una soluzione elettorale ordinata e fatta nel giro di tre mesi, magari con un cambiamento al Quirinale; una soluzione rischiosissima (si potrebbe definire anche "sanguinosa") che potrebbe essere addirittura legata alle dimissioni dello stesso Napolitano.

Ci rendiamo conto che in una situazione concitata come questa è difficile trovare il bandolo della matassa. Ma ci si dovrebbe ormai rendere conto che siamo ormai a una sorta di resa dei conti, a una specie di "ultima spiaggia", dove sono necessarie scelte decisive e coraggiose. Il tutto, sia chiaro, all'ombra di un "contenzioso transatlantico" che rischia di travolgere l'Italia. Sarebbe ormai il caso di analizzare il contesto complessivo, di cogliere i segnali che arrivano e di smetterla di parlare di "altro".

(Abate Faria)




© Riproduzione Riservata.

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COMMENTI
12/02/2014 - commento (francesco taddei)

gli italiani protestano contro tutto ciò che li mette in riga. da tempo abbiamo rinunciato ad essere protagonisti. il vero ambasciatore usa in italia è un canadese che lavora per degli svizzeri e che ha tolto dall'italia la sede della più grande industri che avevamo, dopo che in 50 anni ci siamo svenati per risanarla. poi sui magheggi finanziari figuriamoci.. the new world order.

 
12/02/2014 - Commento breve (Diego Perna)

....che puó mettere in ginocchio l' economia italiana......mi scusi, ma Lei dove vive ? O forse era solo una battuta.