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NAPOLITANO/ Renzi e la strategia di Deng Xiao Ping

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Giorgio Napolitano (Infophoto)  Giorgio Napolitano (Infophoto)

Napolitano si è reso conto della situazione caotica in cui si trova il Pd sotto il tourbillon della direzione Renzi. Pur non avendo rinunciato a “governare” la crisi, il capo dello Stato ha scelto di lasciare che i conflitti si definissero all’interno del partito di maggioranza relativa. Quando alcuno giorni fa ha detto “prima di tutto se la vedano nel Pd”, la sua è stata una battuta eloquente. Nel novembre 2011 e dopo le elezioni di un anno fa, Napolitano aveva giocato fin dall’inizio un ruolo molto più attivo imprimendo alla crisi una direzione precisa.

 

Il ruolo di Napolitano è defilato anche per gli attacchi di cui è stato vittima in questi giorni?

Non credo che ci sia un legame tra queste due cose. Napolitano è una tempra robusta, fin dai tempi del Pci è sempre stato un moderato, ma questo non vuol dire che sia una persona senza coraggio o senza forza di carattere. Negli ultimi anni il presidente ha inoltre rafforzato il suo ruolo personale nella politica italiana. Non credo che sia stato intimidito dalla recente sortita di Friedmann, che peraltro è abbastanza risibile, con tutto il cancan che il Corriere della Sera ha cercato di imbastire.

 

Chi sono in questo momento i nemici di Napolitano?

Le interviste di Friedman a Prodi e Debenedetti sono state rilasciate alcuni mesi fa. La ricostruzione dello scrittore americano lascia molto il tempo che trova, perché va a caccia di retroscena in quanto non sa di cosa parlare, oppure perché le cose importanti sono troppo impegnative da approfondire. Napolitano ha sicuramente dei nemici, ma non mi sembra che in questo momento ci sia qualcuno in particolare che sta lavorando contro di lui. Stiamo scontando la debolezza del governo Letta, e soprattutto il fenomeno Renzi. Quest’ultimo, come tutti i prodotti mediatici, non è a “lunga conservazione”, e ce ne accorgeremo presto.

 

(Pietro Vernizzi)



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