BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

GOVERNO RENZI/ Il giurista: Parlamento inutile, aboliamolo

Pubblicazione:sabato 15 febbraio 2014

Infophoto Infophoto

Come era successo per il passaggio dal governo di Silvio Berlusconi a quello di Mario Monti, sono i comunicati del Quirinale a dettare passi e motivi dell'avvicendarsi degli inquilini di Palazzo Chigi, traducendo nel freddo linguaggio delle istituzioni i frenetici e roventi sommovimenti della politica. Nel caso precedente, lo sfiduciato Berlusconi aveva dovuto arrendersi obtorto collo alle ragioni della politica economica internazionale e all'altalenante spread che minacciava di affossare il Paese. Oggi è la politica di partito a farla da padrone, con un Pd che – novello parlamento – "sfiducia" un premier per imporne un altro e, con lui, forse anche una coalizione ritoccata, almeno nelle sue proporzioni.  

Come già le stelle, intanto, anche Paese e il suo diretto rappresentante, il Parlamento, stanno a guardare, un Parlamento che pure era stato chiamato, come prevede la Costituzione, a votare la fiducia alle larghe intese, poi ridottesi a medie intese per l'estromissione di Berlusconi e la spaccatura di Forza Italia. Oggi, invece, la forza soverchiante della politica sembra sufficiente a  riavvolgere il nastro e a riportare le procedure per i cambi di governo ai tempi della prima Repubblica, quando erano le segreterie di partito a decidere e i parlamentari venivano informati dalla stampa di quanto stava avvenendo (o era avvenuto) nelle segrete stanze del palazzo. 

Il perché di tutto questo non sfugge a nessuno e il comunicato del Quirinale ben lo spiega quando afferma che – in ogni caso – il premier uscente non era disponibile a rimettersi in gioco; vano sarebbe stato quindi "parlamentarizzare" la crisi (cioè rimandare ad opera del presidente della Repubblica il presidente del Consiglio dimissionario in Parlamento perché spieghi i motivi della crisi e venga ufficialmente sfiduciato con voto parlamentare a scrutinio palese), visto che non vi era più nulla da decidere, mentre il rispetto delle convenzioni costituzionali avrebbe solo rallentato la risoluzione della crisi stessa. Inoltre, come è stato detto, costringere Letta a presentarsi in Parlamento sarebbe stata una sorta di umiliazione, lo smacco di vedere i suoi – a voto palese – fare il più classico dei voltafaccia.

Di tutto questo i giornali ci hanno spiegato in lungo e in largo i motivi, su cui non è il caso di dilungarsi ulteriormente se non per dire che, ancora una volta, questo governo nulla avrebbe realizzato e che era quindi necessario cambiare rotta, e cambiarla subito. Niente riforme costituzionali, niente legge elettorale, niente provvedimenti per l'economia e il lavoro, niente interventi sulla pubblica amministrazione. Niente, insomma: una accusa senza contraddittorio, un niet senza motivazioni. 


  PAG. SUCC. >

COMMENTI
26/02/2014 - E' sempre esistito il doppio regime (Claudio Baleani)

La prof. Violini è una studiosa della costituzione. Non solo quella italiana, ma dei sistemi costituzionali e perciò sa bene che il doppio regime della legittimazione e della formazione della volontà politica è sempre esistito. Esiste la vita politica ordinaria ed esiste quella straordinaria. Nella Roma che ha dominato l'Italia e l'Europa per secoli quando le cose volgevano al brutto esisteva il senatus consultum ultimum col quale si sospendeva qualunque attività pubblica. Prima di questo c'era la nomina del dittatore semestrale e dopo di questa c'era l'imperatore che poteva intervenire anche nei settori lasciati alla legislazione e amministrazione ordinaria senatoriale. Peraltro va detto che proprio questa costituzione è dominata dai partiti e perciò non vedo nessuno strappo, neanche alla costituzione formale. Non lo dico io. Lo ha detto Napolitano.

 
15/02/2014 - Questo Parlamento ha quanto si merita (Giuseppe Crippa)

Professoressa Violini, per favore non se la prenda troppo per il fatto che il Parlamento sia esautorato del suo ruolo in questo frangente… In fondo che senso ha che un governo dimissionario si presenti di fronte ad un parlamento di nominati, eletti per di più in un modo che la suprema corte stessa ha ritenuto irrispettoso della Costituzione?