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GOVERNO RENZI?/ L'accordo "segreto" con FI va di traverso (anche) al Pd

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Per ora l'affondo provoca solo un furibondo scambio polemico con Forza Italia, che scava un fossato fra due partiti che − prima o poi – dovranno sedersi intorno a un tavolo e discutere su come allearsi. 

Certo ci sono anche le alchimie dei posti di potere da tenere in considerazione. Alfano vuol tenersi il doppio incarico di vicepremier e ministro dell'Interno, Lupi e Lorenzin vogliono restare rispettivamente alle Infrastrutture e alla Salute. Solo Quagliariello è pronto a fare un passo indietro, mentre il ministero delle Politiche agricole è già dato per perso, dal giorno delle dimissioni della De Girolamo. 

Renzi rinvia l'incontro a dopo aver ricevuto l'incarico, come a voler ridimensionare il peso politico di Ncd. Ma Alfano pone anche un problema serio sul ministero della Giustizia, dove non vuole un magistrato. 

C'è poi la casella bollente dell'Economia, dove il gioco dei veti incrociati tritura un candidato dopo l'altro. E Renzi sa che in quella casella chiave ha bisogno di un uomo di sua assoluta fiducia, tecnico o politico poco importa. Da non sottovalutare anche gli appetiti dei centristi: Scelta Civica, Popolari per l'Italia, Udc, socialisti e Centro democratico, tutti chiedono di essere rappresentati.

Ma un fronte inatteso potrebbe aprirsi sul fianco sinistro del Pd, e Renzi commetterebbe un grave errore nel sottovalutarlo. Il malessere che il voto contrario di Civati in direzione ha incarnato è concreto e reale, e potrebbe portare una pattuglia di senatori a non concedere la fiducia al suo governo. Nelle fila dei democratici si aprirebbe una difficile resa dei conti, ma a quel punto i trenta senatori alfaniani diventerebbero davvero insostituibili, e l'intesa su programma e squadra di governo con il vicepremier uscente diverrebbe una ineluttabile necessità.

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