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Politica

IL CASO/ Davico (ex Lega): ecco perché ho lasciato Bossi e il movimentismo alla Grillo

Per MICHELINO DAVICO, le battaglie storiche della Lega nord si combattono meglio con un atteggiamento costruttivo come quello dell’attuale maggioranza anziché con un movimentismo alla Grillo

Beppe Grillo (Infophoto)Beppe Grillo (Infophoto)

“Le battaglie storiche della Lega nord si combattono meglio con un atteggiamento costruttivo come quello dell’attuale maggioranza di governo, anziché con un movimentismo alla Grillo”. Lo sottolinea il senatore Michelino Davico, eletto nella Lega nord ma che ha scelto di sostenere il governo Letta perché “la contrapposizione fine a se stessa non porta da nessuna parte”. In un momento in cui il Movimento 5 Stelle accentua sempre più la contrapposizione frontale fino ad arrivare a chiedere l’impeachment di Napolitano, il senatore Davico sottolinea invece come la politica sia anzitutto costruire e non distruggere.

Come spiega il suo passaggio dal “movimentismo” al governo?

Il movimentismo alla Grillo esisterà sempre, ma in questo momento l’Italia si trova di fronte ad alcuni problemi seri. Il primo è una crisi economica, sociale e politica come mai c’è stata in precedenza. Ciò preoccupa tutti e colpisce soprattutto le persone più deboli. In un momento come questo, se non è incanalato in un progetto, il movimentismo diventa pericoloso e ingestibile. Quello che viviamo è un momento delicato dal punto di vista della tenuta sociale, e c’è quindi bisogno di serrare le fila per chi si sente democratico e legato dalla volontà di collaborare a un progetto comune, pur a partire da sensibilità diverse.

Le intese trasversali possono essere l’opportunità per fare le riforme?

La legge elettorale è la concretizzazione di una promessa e di un impegno dei principali leader della maggioranza. L’azione di governo deve riprendere con l’avvio delle riforme e prendere in mano i problemi reali del Paese. E’ quindi una questione di credibilità politica, anche se i problemi del Paese sono soprattutto altri. Primo fra tutti il lavoro, ma anche il bilancio delle amministrazioni locali, la tenuta sul territorio delle istituzioni e la possibilità di avere le risorse per amministrare.

La politica, a partire da Berlusconi e Grillo, è preda del personalismo?

Berlusconi in passato ha unito quanti si sentono moderati e liberali. Questa grande coalizione è riuscita a governare e a portare avanti il Paese per 20 anni. Dietro al Movimento 5 Stelle al contrario non vedo una progettualità. Il “tutti a casa” e le frasi ingiuriose di questi giorni non portano da nessuna parte. Se attacchiamo le istituzioni in toto, poi chi governa, chi amministra, chi dirige le forze di polizia? L’anarchia non è un progetto ma la conseguenza del non governo, del non impegno e della non presenza delle persone nelle istituzioni.

Le tipiche battaglie della Lega possono essere portate avanti con un atteggiamento costruttivo anziché puramente polemico?