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BEPPE GRILLO VS RENZI/ Violenza in diretta: è questa la rivoluzione?

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Le elites non si formano più perché nessuno le seleziona: non esiste classe dirigente senza il principio di cooptazione da parte di forme diverse, ma indispensabili, di ottimati. Oggi, invece, la paretiana circolazione delle elites è la negazione stessa delle elites: è la loro scelta immediata, consensuale-di massa, come avviene nelle primarie di partito o addirittura di coalizione per scegliere chi dovrà governare non un piccolo paese di montagna o di pianura, ma un’intera nazione. La politica senza Bildung, ossia lenta formazione delle persone che di essa dovranno farsi carico per il bene comune, non è più politica, è la decisione senza compromesso o mediazione e quindi potere dello stato d’eccezione. Paradossalmente è proprio lo stato d’eccezione nel mondo dei media a levare sugli scudi il principio di trasparenza, come se la trasparenza fosse di per sé un elemento di verità e di cosa buona e giusta. La politica per il bene comune ha bisogno di abbassare costantemente i gradi di demagogia e quindi ha insito in sé il principio di realtà che comprende il diritto del politico alla segretezza, proprio per l’etica della responsabilità e non solo quella della convinzione del cui principio di responsabilità.  Egli, il politico, deve essere l‘incarnazione. Lo strumento deve rimanere strumento e non deve sostituire, anche nella democrazia parlamentare poliarchica, né i necessari arcani imperii né l’indispensabile principio di realismo.

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COMMENTI
20/02/2014 - sempre dalla Lapponia Vin O Sel (selvino beccari)

l'argomento che da quassù vediamo che in questo periodo vi tormenta è serio e quindi merita una visione che ampi l'orizzonte e non si limiti all'elencazione dei nefasti effetti vicini ed immediati.Il tema che porrei ed affronterei è quello del rapporto tra democrazia diretta e democrazia rappresentativa,dell'equilibrio e della complementarietà che deve crearsi tra queste due forme di democrazia che non sono necessariamente in conflitto ma che debbono integrarsi per favorire la partecipazione.Poi possiamo anche elencare tutti i disastri che la confusione del momento ha provocato sia in relazione alla democrazia rappresentativa che a quella diretta:sinceramente non so quale delle due provochi più tristezze.Peraltro un vostro filosofo del diritto, Norberto Bobbio, aveva compiutamente affrontato il tema e la sua riflessione potrebbe risultare attuale pur in epoca di comunicazioni in tempo reale.Attenzione però a non porre in alternativa segretezza con trasparenza perché potreste fare un immeritato regalo ai fanatici della diretta ,televisiva e mediatica. la democrazia diretta che ora non può limitarsi agli strumenti referendari come ai tempi del vostro filosofo del diritto e che deve trovare specifiche forme di espressione, non è alternativa alla democrazia rappresentativa; certo che se quest' ultima si esprime con le cooptazioni secondo il rigoroso criterio della fedeltà, che noi usiamo per scegliere i cani da slitta e voi per nominare gli onorevoli, non troverete che risse.