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Politica

BEPPE GRILLO VS RENZI/ Violenza in diretta: è questa la rivoluzione?

GIULIO SAPELLI commenta lo scontro, in streaming, tra Matteo Renzi e Beppe Grillo. Uno spettacolo, rivedibile, che resterà impresso nella storia politica italiana

(Infophoto)(Infophoto)

La diretta in streaming dell’incontro tra la delegazione guidata da Matteo Renzi e quella guidata da Beppe Grillo è emblematica e tale resterà nella storia politica, non solo italiana. A differenza delle altre due dirette in streaming precedentemente avvenute con Bersani e con Letta che avevano incontrato il Movimento 5 Stelle senza la presenza del loro leader, nell’incontro tra Renzi e Grillo si è reso manifesto tutto la forza distruttiva che tali procedure di comunicazione contengono potenzialmente in sé. Va notato, con un inciso molto pertinente al fatto accaduto, che Grillo ha trovato un avversario degno di sé perché Renzi ha saputo confrontarsi con la violenza mediatica di cui Grillo è capace, sia con conoscenza dello strumento mediatico (non lasciando molti margini di manovra all’avversario), sia terminando rapidamente lo spettacolo in corso. Ma veniamo ora al significato universalistico di questo avvenimento. In primo luogo il contesto storico-concreto. Il fatto che un protagonista, in un incontro che più pubblico non si può, trasformi quello che può essere uno spazio argomentativo in un violento assalto personale contro l’interlocutore la dice tutta sul fatto che il grado di violenza nella politica italiana massmediatica ha sostituito quello del confronto e dello scambio argomentativo. In questo modo la violenza verbale e l’attacco alla persona trova una sua legittimazione che gli viene data, non dal contenuto di verità dell’argomentazione, ma come ci insegnava Mac Luhan, dal potere di convincimento del mezzo di comunicazione in sé che per il solo suo porsi può trasformare qualsiasi falsità in una verità assoluta trascendente qualsiasi evidenza empirica. Questa forma di verità massmediatica, che si incarna in un comportamento personale, diventa mitologica e resiste ad ogni principio di realtà. Del resto, quanti imputati sono stati condannati sui tribunali dei media che non praticavano il principio di prudenza della presunzione di innocenza ma invece quello della colpevolezza indimostrata? Davanti al magico potere dei media nessuna assoluzione giuridica resiste. Ma c’è qualcosa di ancora più inquietante su cui occorre meditare, se non fosse già abbastanza inquietante quanto ho or ora detto. Non si può non collegare questa diretta in streaming, così come tutte le altre manifestazioni consimili, in quella lenta inesorabile degradazione della poliarchia nell’era dell’ITC che racchiude in sé, non più la democrazia delegata, ma il terribile strumento della democrazia diretta. Già da tempo essa era posta in discussione allorché anche nel linguaggio politico il mandato parlamentare è venuto via via ad essere interpretato, non come rappresentanza della nazione, ma invece come rappresentanza dell’immediatezza dell’elettorato, del collegio, del sms. Tutto ciò annichilisce il concetto stesso di sovranità per ferire a morte il principio democratico parlamentare, trasformandolo in pratica di rappresentanza immediata, particolare, dipendente da una società che oggi si usa chiamare civile, mentre spesso è la quintessenza dell’inciviltà, della rozzezza del potere immediato, del facile consenso o del magico denaro. In questo senso, chi semina vento raccoglie tempesta, come diceva Goethe e qui il vento è la distruzione delle elites, dello stesso principio elitistico che si è via via realizzato nel mondo, e non certo solo in Italia, in questi ultimi venti anni.


COMMENTI
20/02/2014 - sempre dalla Lapponia Vin O Sel (selvino beccari)

l'argomento che da quassù vediamo che in questo periodo vi tormenta è serio e quindi merita una visione che ampi l'orizzonte e non si limiti all'elencazione dei nefasti effetti vicini ed immediati.Il tema che porrei ed affronterei è quello del rapporto tra democrazia diretta e democrazia rappresentativa,dell'equilibrio e della complementarietà che deve crearsi tra queste due forme di democrazia che non sono necessariamente in conflitto ma che debbono integrarsi per favorire la partecipazione.Poi possiamo anche elencare tutti i disastri che la confusione del momento ha provocato sia in relazione alla democrazia rappresentativa che a quella diretta:sinceramente non so quale delle due provochi più tristezze.Peraltro un vostro filosofo del diritto, Norberto Bobbio, aveva compiutamente affrontato il tema e la sua riflessione potrebbe risultare attuale pur in epoca di comunicazioni in tempo reale.Attenzione però a non porre in alternativa segretezza con trasparenza perché potreste fare un immeritato regalo ai fanatici della diretta ,televisiva e mediatica. la democrazia diretta che ora non può limitarsi agli strumenti referendari come ai tempi del vostro filosofo del diritto e che deve trovare specifiche forme di espressione, non è alternativa alla democrazia rappresentativa; certo che se quest' ultima si esprime con le cooptazioni secondo il rigoroso criterio della fedeltà, che noi usiamo per scegliere i cani da slitta e voi per nominare gli onorevoli, non troverete che risse.