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SCENARIO/ Renzi, Prodi e Tsipras "spaccano" Pd e Sel

Romano Prodi (Foto: InfoPhoto) Romano Prodi (Foto: InfoPhoto)

Se vogliono un leader devono andare in Grecia, da Alexis Tsipras: in Italia non c’è. Non può certo esserlo Cuperlo, né Civati né Vendola. Siamo di fronte a una sinistra che vorrebbe guidare l’Italia che quando si interroga su una leadership è costretta ad immaginarsi che sia una persona che viene da un altro Paese. Questa è la contraddizione delle sinistra italiana.

Per rimanere in tema, secondo lei quali saranno i rapporti futuri tra Pd e Sel?

Il rapporto con Nichi Vendola vede un passaggio abbastanza complicato che sta fra le elezioni Europee e le prossime regionali in Puglia. Se vuole vincere ancora, per la terza volta di fila, ha bisogno del voto del Partito Democratico. Se punta invece alla candidatura europea corre però il rischio di non raggiungere il quorum; siamo dunque di fronte a un problema che riguarda il suo destino personale. In agigiunta, Nichi stesso guida un partito in cui una parte entrerebbe volentieri nella socialdemocrazia di Schultz, mentre un’altra andrebbe con Tsipras. La sua situazione è delicata e la sua posizione in merito non è chiara. Siamo di fronte a un’area politica abbastanza in crisi.

E dell’incontro di ieri tra Renzi e D’Alema cosa pensa? Cosa si sono detti?

Io penso di sapere che questo incontro sia servito a stemperare l’animosità di questi mesi. Renzi non ha interesse nell’avere tutti nemici nel Pd, anche quelli che ha rottamato. D’Alema, dalla sua, è un uomo di grande senso pratico: ha interesse che il partito non si spacchi e sa che Renzi si è guadagnato la segreteria a suon di voti e che quindi bisogna non delegittimarlo, bensì approcciarsi a lui concretamente. Per me, dunque, è stato positivo il fatto che si siano confrontati.

Mentre il ruolo di Prodi?

 È il candidato alla presidenza della Repubblica; probabilmente questa è un’idea che frulla (anche) nella testa dello stesso Renzi. Certo, molto dipenderà dall’evoluzione del quadro politico dal giorno in cui Giorgio Napolitano deciderà di chiudere la sua seconda esperienza al Quirinale. Ho insomma l’impressione che il professore si stia preparando a dare il proprio sostegno a Matteo Renzi.

 

(Fabio Franchini)

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