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FIDUCIA GOVERNO RENZI/ Senato, il testo integrale del discorso di Matteo (video)

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi è intervenuto nell'Aula del Senato per chiedere la fiducia. Ecco di seguito il testo integrale del suo discorso durato più di un'ora.

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Il presidente del Consiglio Matteo Renzi è intervenuto in Senato per chiedere la fiducia. Il suo discorso programmatico è durato poco più di un'ora ed è stato interrotto da quattordici applausi, compreso quello finale. Tra i temi principali affrontati dal premier ci sono le riforme, ma anche misure per la scuola, le imprese, il lavoro e la giustizia. Ecco di seguito il testo integrale dell'intervento (clicca qui per vedere il video).

Signor Presidente del Senato, gentili senatrici, onorevoli senatori, ci avviciniamo a voi in punta di piedi, con il rispetto profondo, non formale, che si deve a quest'Aula, che si deve alla storia di un Paese che trova in alcuni dei suoi luoghi non soltanto un simbolo - cioè qualcosa che tiene insieme - ma anche un elemento di unità profondo.

Ci avviciniamo con lo stupore di chi si rende conto della magnificenza e della grandezza non solo di un luogo fisico, ma anche del valore che questo rappresenta nel cuore di una lunga storia, come quella italiana.

Ci avviciniamo, dunque, a voi con lo stupore di chi si rende conto di essere davanti a un pezzo di una storia che viene da una tradizione unica. Ma, contemporaneamente, sappiamo perfettamente che viviamo un tempo di grande difficoltà, di struggenti responsabilità e, di fronte all'ampiezza di questa sfida, abbiamo la necessità di recuperare il coraggio, il gusto e, per qualche aspetto, anche il piacere di provare a fare dei sogni più grandi rispetto a quelli che abbiamo svolto sino ad oggi e contemporaneamente accompagnarli da una concretezza puntuale, precisa.

Riflettevo stamattina sul fatto che io non ho l'età per sedere nel Senato della Repubblica. Non vorrei iniziare con una citazione colta e straordinaria della pur bravissima Gigliola Cinquetti, ma è così: non ho l'età. E fa pensare che oggi davanti a voi, senatrici e senatori, siamo qui non per inseguire un record anagrafico, non per allungare di una riga il nostro curriculum vitae, non per toglierci qualche  soddisfazione personale: siamo  qui - ve lo dobbiamo - per parlarvi un linguaggio di franchezza, vorrei dire al limite della brutalità, nel rispetto della storia a cui ho fatto riferimento.

Siamo a chiedervi la fiducia, e oggi chiedere la fiducia è un gesto controcorrente, e non tanto nel dibattito politico (doveroso, istituzionale, costituzionalmente previsto). Tuttavia, chiedere la fiducia significa oggi provare ad andare controcorrente: si fatica a dare fiducia nel rapporto quotidiano con le persone, con i colleghi di lavoro; le persone che stanno fuori da quest'Aula sanno che chiedere la fiducia oggi è sempre più difficile. Non va di moda la richiesta della fiducia. Chiediamo fiducia a questo Senato. Ci impegniamo a meritare la fiducia come Governo, perché pensiamo che l'Italia abbia la necessità urgente e indifferibile di recuperare la fiducia come condizione per uscire dalla situazione di crisi in cui ci troviamo.

Il nostro è un Paese arrugginito, un Paese impantanato, incatenato da una burocrazia asfissiante, da regole, norme e codicilli che paradossalmente non eliminano l'illegalità: senza dover risalire alle gride manzoniane, l'idea che le norme che si sono succedute nel corso degli anni non abbiano prodotto il risultato auspicato è sotto gli occhi di tutti. Eppure, oggi chiedere la fiducia significa proporre una visione audace, unitaria e per qualche aspetto anche - spero - innovativa, che parte dal linguaggio della franchezza con la quale comunico fin dall'inizio che vorrei essere l'ultimo Presidente del Consiglio a chiedere la fiducia a quest'Aula. Sono consapevole della portata di questa espressione, e anche del rischio di farla di fronte a senatrici e senatori che certo non meritano per qualità personale il ruolo di ultimi senatori a dare la fiducia a un Governo, ma è così. Non lo sta chiedendo un Governo: lo sta chiedendo un Paese, l'Italia.

Noi oggi non immaginiamo di essere gli ultimi a chiedervi la fiducia perché abbiamo un pregiudizio su di voi, ma perché abbiamo un giudizio organico sull'Italia per il quale o siamo nelle condizioni.... Apprezzo che questa dichiarazione abbia suscitato l'entusiasmo del senatore Calderoli, ma alla perentorietà di questa affermazione corrisponde la consapevolezza che quello che stiamo vivendo è un momento in cui o si ha il coraggio di operare delle scelte radicali e decisive, oppure non perderemo soltanto la relazione tra di noi, ma anche il rapporto con chi da casa continua a pensare che la politica sia una cosa seria, che la politica sia ciò che di più grande ha un Paese, che la politica sia il valore per il quale vale la pena confrontarsi, discutere, litigare, ma anche per il quale alla fine valga la pena vivere un'esperienza di rispetto degli altri; quella straordinaria esperienza per la quale siamo, a differenza di qualche leader, orgogliosi di essere democratici, siamo orgogliosi di apprezzare le regole del gioco della democrazia. Certo, più voi sarete capaci di stimolarci, più voi sarete capaci di incalzarci, più voi sarete capaci di raccontarci nel dettaglio come noi possiamo cambiare, più incisiva sarà l'azione di questo Governo.