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FIDUCIA GOVERNO RENZI/ Senato, il testo integrale del discorso di Matteo (video)

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Questo significa non semplicemente il Freedom of Information Act, ma un meccanismo di rivoluzione nel rapporto tra cittadini e pubblica amministrazione tale per cui il cittadino può verificare giorno dopo giorno ogni gesto che fa il proprio rappresentante. Non è soltanto questo, ovviamente, il processo di riforma della pubblica amministrazione che presenteremo prima delle elezioni, ma vogliamo anche a tutti i costi intervenire sul fisco, attraverso l'utilizzo della delega fiscale che il Parlamento ha affidato, che riteniamo debba caratterizzarsi per alcune caratteristiche chiaramente visibili da parte dei cittadini. Riuscire ad inviare a tutti i dipendenti pubblici ed ai pensionati direttamente a casa, magari attraverso uno strumento di tecnologia semplice - visto che il Papa ha detto che Internet è un dono di Dio, possiamo  smettere  di  considerarlo  come  il  nostro  ostacolo  o  come  un  problema  -  la dichiarazione dei redditi precompilata. Si tratta di una proposta concreta e puntuale che nel corso delle consultazioni abbiamo ricevuto e recepito, che può immediatamente mostrare come cambia il rapporto tra cittadino e pubblica amministrazione.

Se il fisco smette di essere il nemico e di essere ostile, se smette di essere un fisco che fa paura e diventa uno spauracchio, ma assume i connotati di una sorta di consulenza che fa al cittadino - salvo poi quando accade che qualcuno davvero commette reati o comunque è passibile di sanzioni amministrative, perché allora la repressione dev'essere durissima - esso assumerà connotati diversi, tali da far uscire i cittadini dal pregiudizio per il quale sembra sempre che chi è famoso e potente comunque la sfanga, mentre chi ha a che fare con una cartella esattoriale - un milione di errori formali, tanti ve ne sono! - vive il rapporto con la pubblica amministrazione come un'angoscia. E questo non può che condurci naturalmente verso il quarto e ultimo punto che voglio citare: quello relativo alla giustizia. Abbiamo vissuto 20 anni di scontro ideologico su questo tema. Può piacere o meno. Non credo che alcuno, dopo 20 anni, convincerà l'altra parte della bontà delle proprie opinioni. Dopo 20 anni credo che le posizioni siano calcificate, siano intangibili, che nessuno possa convincere l'altro che si è compiuto un errore, o che si è fatto bene.

Credo sia arrivato il momento di mettere nel mese di giugno (sarà compito del Ministro competente) all'attenzione di questo Parlamento un pacchetto organico di revisione della giustizia che non lasci fuori niente. Parto dalla giustizia amministrativa. Siamo un Paese in cui - lasciatevelo dire da chi costantemente ci batte la testa - lavorano più, negli appalti pubblici, gli avvocati che i muratori. Negli appalti pubblici non c'è alternativa al ricorso sul controricorso con la sospensiva. Siamo al punto  che i tribunali amministrativi regionali discettare di tutto. Siamo al punto che un provvedimento di un sindaco (in alcuni casi, anche del Parlamento) è comunque costantemente rimesso in discussione in una corsa ad ostacoli impressionante. Ma come possiamo dare certezza del diritto se noi per primi abbiamo un sistema (sono partito da quello amministrativo) che crea inquietudine non già soltanto agli investitori stranieri, ma agli stessi operatori del diritto, a partire dai giudici amministrativi che in più circostanze hanno sottolineato la necessità di riforme strutturali? La giustizia civile. Oggi noi viviamo un tempo nel quale, nella celerità dei processi, la lunghezza del processo civile, le difficoltà del processo civile sono tali per cui non soltanto se ne vanno gli investimenti (ed è un problema), ma se ne va anche la possibilità di credere realmente che il Paese sia redimibile, che il Paese sia recuperabile.

C'è questa stanca rassegnazione per cui si parte dal presupposto che tanto quando si entra in un'aula di tribunale non si sa come se ne esce. Questo vale anche per la giustizia penale con ciò che comporta. Non c'è ombra di dubbio che a fronte della straordinaria qualità di tantissime donne ed uomini che lavorano nel campo della giustizia (a partire dai giudici, per passare agli avvocati, agli  operatori  della giustizia e di Polizia giudiziaria), esiste una preoccupazione costante nell'opinione pubblica (a prescindere dalle discussioni che sono state oggetto per 20 anni di dibattito politico) sul fatto che la giustizia in Italia corra il rischio di arrivare troppo tardi ed anche - permettetemi - di colpire in modo diverso. Faccio un esempio. Il più banale, ma volutamente banale, agli occhi dell'opinione pubblica e volutamente drammatico nel cuore di un amministratore che fa politica. Non so se chi di voi si è occupato di amministrazione pubblica nelle realtà territoriali sa qual è il momento più duro per un sindaco. Per me era quando l'SMS del comandante della Polizia municipale mi informava che c'era stato un incidente stradale. Quando si verifica un incidente stradale e muore un ragazzo di 17 anni il sindaco non ha semplicemente un compito amministrativo. Il sindaco si trova faccia a faccia con il dolore di una famiglia che vede totalmente sconvolta la propria vita. Mi è accaduto, lo sanno le senatrici e i senatori fiorentini, ed è accaduto a tanti di voi.

Dalla storia di una queste famiglie, da un percorso che abbiamo fatto insieme è emerso con chiarezza che chi ubriaco e drogato si mette alla guida di un motorino causando il decesso di un ragazzo di 17 anni (il ragazzo in questione si chiamava Lorenzo) alla fine in tribunale, per i motivi più vari, gli viene comminata una sanzione inferiore, o sostanzialmente analoga, a quella comminata per un furto di serie B. Vi rendete conto cosa possa diventare incontrare nel giorno del 18° compleanno di Lorenzo i suoi amici che festeggiano il suo compleanno senza di lui ricordandolo? Vi rendete conto di cosa possa significare andare a dire che io rappresento le istituzioni? E vi rendete conto che sguardo vi gettano addosso quelle ragazze e quei ragazzi, accusando la politica  di  non  essere  capace  di  dare  delle  regole  chiare,  delle  regole  che  non  valgono semplicemente un dibattito politico, ma che valgono la vita di un ragazzo come loro? Questa è la vita reale che vorremmo informasse di più la discussione sulla giustizia: non, semplicemente, i nostri derby ideologici, ma la necessità di fare della giustizia un asset reale per lo sviluppo del Paese.

Se arrivano queste iniziative e questi provvedimenti, io credo che noi saremo nelle condizioni di  affrontare  con  maggiore  decisione  il  passaggio  del  semestre  europeo,  ovviamente inserendole nel contesto della riforma costituzionale ed elettorale. Sono partito dalla provocazione, che provocazione non è: il superamento del Senato. Oggi il procedimento legislativo è farraginoso: lo sapete meglio voi di me. Oggi il numero dei parlamentari è eccessivo rispetto ai Paesi europei e al benchmark internazionale di riferimento: lo sapete meglio voi di me. Oggi c'è la possibilità di superare l'attuale conformazione del Senato, mantenendo fermi il no al voto di fiducia e il no al voto di bilancio e la possibilità di svolgere la funzione senatoriale, non come incarico figlio di un'elezione diretta e con un'indennità, ma, come nel modello tedesco, attraverso l'assunzione di responsabilità dai territori, impreziosito eventualmente - ci sono proposte in questo senso - da ulteriori figure espressioni del mondo culturale, accademico ed universitario. Questo tipo di proposta è il primo passo per recuperare la credibilità da parte dei cittadini nei nostri confronti.

Quello immediatamente successivo è superare il Titolo V della Costituzione per come l'abbiamo conosciuto fino ad oggi. Il Titolo V oggi ha la necessità di rivedere le competenze esclusive dello Stato e delle Regioni e di introdurre la possibilità per le Regioni di legiferare in ogni materia che non sia specificamente assegnata, ma contemporaneamente di introdurre una clausola di intervento della legge statale anche in materie che siano esclusivamente assegnate alla competenza regionale quando questo sia richiesto da esigenze di unità economica e giuridica dell'ordinamento. Noi prendiamo atto che, in questi anni, il ricorso alla Corte costituzionale, non dico che ha ingolfato la Corte, perché sarebbe scarsamente rispettoso delle Istituzioni, ma ha comunque provocato un eccesso di tensione tra le Regioni e lo Stato. Se noi oggi diciamo che non possiamo sostituire e tornare ad un centralismo della burocrazia statale, come ci siamo detti anche in occasione di questo intervento, è anche altrettanto vero che abbiamo bisogno di chiedere alle donne e agli uomini che guidano le Regioni e che ne fanno parte di prendere atto che è cambiato il clima nei confronti delle Regioni. È cambiato il clima sicuramente per ciò che è accaduto nel corso di questi anni in ordine ai rimborsi elettorali, ma è accaduto anche che, troppo spesso, la sovrapposizione di competenze dei Comuni, delle Province, delle Regione e dello Stato centrale con la linea europea a dare in qualche misura un ulteriore elemento di complicazione, ha reso sostanzialmente ingovernabile il sistema istituzionale. Noi proponiamo che, fin dal mese di marzo, la riforma del Senato parta del Senato e che la riforma del Titolo V parta dalla Camera.