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RETROSCENA/ Dietro Letta e Bersani la fine "anticipata" del governo Renzi

Pubblicazione:giovedì 27 febbraio 2014 - Ultimo aggiornamento:giovedì 27 febbraio 2014, 8.32

L'abbraccio alla Camera tra Enrico Letta e Pier Luigi Bersani (Infophoto) L'abbraccio alla Camera tra Enrico Letta e Pier Luigi Bersani (Infophoto)

Di per sé l'esistenza di una doppia maggioranza, governativa e parlamentare, non costituisce una novità nella storia repubblicana. Per un lungo periodo della prima Repubblica essa fu sperimentata con successo e a beneficio del Paese. Ai tempi della guerra fredda e dell'esclusione del Pci dall'esecutivo, i governi di coalizione erano politicamente deboli in quanto dipendenti dall'indirizzo politico espresso dalla maggioranza parlamentare, nella quale confluiva lo stesso Pci. L'esistenza di un tale sistema consociativo fu tale da assicurare piena dignità e partecipazione politica a un'opposizione diversamente senza prospettive, pur assommando nel suo insieme almeno il 40% dell'elettorato; di conseguenza, fu tale da consentire la realizzazione delle riforme fondamentali e, dunque, da assicurare lo sviluppo economico e la pace sociale. Ciò, tuttavia, poté avvenire in ragione della credibilità e dell'autorevolezza che i relativi artefici furono capaci di riscuotere in Aula fra i colleghi parlamentari. Quell'accordo politico, in definitiva, non era imposto dall'alto; al contrario, pur se dettato dalle contingenze geopolitiche, traeva legittimazione e agibilità dal basso, dalla vita parlamentare e dall'attività dei rappresentanti eletti dal popolo direttamente, senza liste bloccate e secondo un sistema proporzionale.

Non così accade nel presente. L'accordo riformatore Renzi-Berlusconi è subito dai componenti della maggioranza parlamentare in senso remissivo e senza adeguate ragioni politiche e costituzionali. Esso s'impone su una vita parlamentare già frustrata dagli ordini di scuderia partitica, dalle tentate o consumate defezioni e dalle conseguenti ritorsioni. Soprattutto, esso rende plateale lo scollamento realizzatosi fra le istanze democratiche di cui quelle forze politiche erano tentativamente portatrici e le odierne risoluzioni, ben distanti dal rispetto della volontà degli elettori. Ed è in un tale limbo, sospeso fra la dignità istituzionale dell'Aula e la mortificante riduzione delle dinamiche parlamentari, che l'applauso alla coppia Letta-Bersani ha manifestato la propria forza simbolica; quasi una messa in mora nei confronti delle determinazioni del nuovo premier. Quasi uno sberleffo nei riguardi dei suoi proclami.



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