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RETROSCENA/ Dietro Letta e Bersani la fine "anticipata" del governo Renzi

L'applauso tributato a Bersani e poi a Enrico Letta non è un omaggio nostalgico, ma ha un significato squisitamente politico. VINCENZO TONDI DELLA MURA

L'abbraccio alla Camera tra Enrico Letta e Pier Luigi Bersani (Infophoto) L'abbraccio alla Camera tra Enrico Letta e Pier Luigi Bersani (Infophoto)

Le istituzioni hanno un proprio linguaggio simbolico, che è certamente più espressivo e significativo di quello ufficiale. Al pari delle persone, esse non si esprimono solo in via formale (dichiarazioni, deliberazioni, ecc.); piuttosto, palesano i propri orientamenti anche in via informale, secondo una serie di atti simbolici giuridicamente irrilevanti - dissenso, protesta, sberleffo… - e, tuttavia, politicamente significativi, in quanto capaci di far trapelare ben altri orientamenti.

Quanto è accaduto alla Camera dei deputati in occasione del conferimento della fiducia al nuovo Governo, per l'appunto, assume una simile connotazione: sul piano formale, la maggioranza parlamentare ha manifestato al neopresidente la prevista e dovuta adesione al programma governativo: sul piano simbolico, tuttavia, essa ha espresso ben altri apprezzamenti. L'applauso prolungato, partecipato e condiviso che l'Aula ha tributato all'abbraccio fra Letta e Bersani, proprio nel momento del massimo riconoscimento istituzionale reso al beneficiario della disfatta politica dei due, riveste una duplice valenza, umana e politica.

Da un primo punto di vista, quell'applauso manifesta il disagio (se non proprio il dissenso) collettivo nei riguardi dell'artefice di una crisi di governo extraparlamentare del tutto inedita; una crisi le cui ragioni sostanziali restano opache, e la cui soluzione ha comportato la successione nella carica di presidente del Consiglio di due personalità provenienti dal medesimo partito e afferenti alla medesima (o quasi) compagine di governo. È accaduto come se in occasione di un matrimonio gli invitati riservassero il proprio applauso non già alla sposa, bensì alla storica e risalente fidanzata dello sposo, quasi a sottolineare le ragioni di stima e di comprensione rivolte esclusivamente verso la seconda e giammai verso la prima.

Da un secondo punto di vista, quell'applauso manifesta la tensione politica e l'incertezza democratica derivanti dalla nascita del nuovo governo. Come ha lucidamente evidenziato Rino Formica su queste pagine, questo esprime una doppia maggioranza: l'una palese e governativa, realizzata fra i partiti superstiti delle precedenti larghe intese e chiamata a svolgere "le faccende domestiche", vale a dire le riforme essenziali per sostenere un sistema sociale e civile in fermento e senza orizzonti; l'altra "in sonno" e parlamentare, realizzata fra i leader dei due principali poli politici (Renzi e Berlusconi) e finalizzata a concludere le riforme istituzionali ed elettorali nel senso già previamente concordato. Il guaio è, tuttavia, che tali riforme si muovono in una prospettiva tutt'altro che democratica, sicché è nella relativa consapevolezza parlamentare che va inquadrato lo sfregio dell'applauso rivolto dall'Aula non già al neo premier, bensì ai relativi avversari di partito.