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SCISSIONE 5 STELLE/ 1. Il doppio errore di Casaleggio e Beppe Grillo

Pubblicazione:giovedì 27 febbraio 2014 - Ultimo aggiornamento:giovedì 27 febbraio 2014, 8.30

Protesta di M5S davanti a Montecitorio (Infophoto) Protesta di M5S davanti a Montecitorio (Infophoto)

I dietrologi più incalliti, quelli in servizio permanente effettivo, sono entrati immediatamente in azione e gridano al miracoloso "effetto Renzi". Lo scenario che hanno disegnato è da leccarsi i baffi: l'implosione del Movimento 5 Stelle è merito della discesa in campo del neo premier, che adesso potrà sbarcare Alfano e i suoi, e governare grazie ai voti dei fuoriusciti dal partito grillino.

Per quanto affascinante, questa lettura contiene due errori di fondo. Il primo, annettere al cambio della guardia a Palazzo Chigi un valore dirompente superiore a quello che realmente ha avuto sin qui. Il fatto è troppo vicino nel tempo per poter essere messo in relazione stretta con il big bang a 5 Stelle, certi processi politici hanno bisogno di tempo per maturare, anche nei tempi sincopati che la politica oggi conosce e che ha portato in due settimane al regolamento dei conti in casa Pd, con l'avvicendamento e il benservito a Enrico Letta. 

Il secondo errore di fondo contenuto nell'ipotesi che sia tutto merito di Renzi è che si possa ragionare con i grillini (o ex) con le categorie tradizionali della politica: una scissione, senatori e deputati che costituiscono nuovi gruppi parlamentari pronti a entrare un minuto dopo nel gioco delle alleanze parlamentari. Peccato che i grillini non siano né alfaniani (che con Nuovo Centrodestra proprio questa operazione hanno fatto), finiani di Futuro e Libertà, e neppure leghisti del 1994, che tentarono (senza riuscirci) di dar vita a una Lega alternativa a quella di Bossi.

I grillini no, i grillini sono diversi. Sono apolitici per davvero, e lo dimostra il fatto che gran parte dei dissidenti che stanno abbandonando in queste ore il movimento (volontariamente, oppure perché espulsi a furor di web) hanno manifestato l'intenzione di dimettersi dal Parlamento e tornare privati cittadini. Qualcuno pare abbia già formalizzato questo passo, che smentirebbe clamorosamente chi vi vede il coronamento della strategia di Renzi di attenzione al Movimento 5 Stelle.

Al contrario, se c'è qualcuno che può dirsi soddisfatto dell'implosione del mondo grillino, questi è Pierluigi Bersani, convinto che il muro eretto dal comico genovese non potesse durare in eterno. Peccato che quel muro abbia resistito troppo per l'ex segretario democratico, appena ricomparso sulla scena politica dopo la malattia che l'ha colpito a inizio gennaio. 

Quale che sia la genesi della crisi, per il Movimento 5 Stelle questo è il momento più difficile. Vengono al pettine tutti i nodi che volutamente Grillo e Casaleggio hanno lasciato insoluti. Il primo da scontare è il meccanismo di selezione delle candidature, che ha favorito la fedeltà rispetto alle competenze. 


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