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Politica

IL CASO/ Renzi e la svendita degli ultimi gioielli d'Italia

Matteo Renzi (Infophoto)Matteo Renzi (Infophoto)

Quindi il pagamento dei debiti della Pubblica amministrazione ai privati, attraverso la garanzia della Cassa Depositi e Prestiti: un salasso che pare nei numeri indecifrabile, oppure non facilmente calcolabile per diversi motivi, ma che comunque non è certamente inferiore ai sessanta-settanta miliardi di euro. Aggiungiamo pure il piano di risanamento degli edifici scolastici e altri interventi necessari. Il calcolo che alcuni fanno si aggira intorno ai 100 miliardi di euro.

A questo punto il problema è come andare a trovare questa massa di quattrini, quali sono le coperture che ci facciano rispettare le ferree regole del “patto di stabilità” che l'Europa targata Merkel ci impone. Anche lo sforamento del famoso e lugubre “trepercento” sul deficit è poca cosa rispetto al programma renziano. Gli scenari quindi che si aprono possono essere differenti, anche non volendo credere allo sfogo di “profezie” funeste del mancato ministro Fabrizio Barca a quegli impenitenti imitatori di voce della “Zanzara”.

Gli scenari si riducono, a mio avviso, a tre. Il primo è molto improbabile o sarebbe meglio dire impraticabile. In altri termini un aumento della pressione fiscale, attraverso una “patrimoniale”, oppure altri svariati balzelli che gli italiani sono abituati a vedere crescere come i funghi dopo un acquazzone e due o tre giorni di sole. Si può ritenere che la situazione sociale sia talmente tesa e al limite della sopportazione che un simile scenario sarebbe una “miccia” accesa vicino a una bomba con il timer già in funzione.

Il secondo scenario è quello invece di una iniziativa realmente europeistica, ma in totale controtendenza con l'attuale politica ispirata da Berlino e da Bruxelles. In altri termini un autentico rovesciamento della scelta dell'austerità, che sembra contestata soprattutto dall'altra parte dell'Atlantico. A metà marzo, arriverà in visita a Roma Barack Obama, presidente degli Stati Uniti, autore di uno sforamento del deficit dell'11 per cento per rilanciare l'economia americana. Ed è noto che nel Dipartimento di Stato americano, più di un esponente ha detto chiaro e tondo che ormai il peso del prolungamento della recessione mondiale è dovuto alla politica europea ispirata dalla Germania.

In questo caso (e c'è da augurarselo, comunque la si pensi) è auspicabile che Obama possa dare una “spinta” a un ripensamento della politica di austerità europea e Matteo Renzi sappia cogliere l'occasione per poi coalizzare in Europa alcuni Stati che si oppongano ai diktat di Berlino e di Bruxelles. E' una partita difficilissima, ma forse non impossibile, nonostante le ultime dichiarazioni del Commissario europeo finlandese Oli Rehn, che non sono affatto apparse in sintonia con un ripensamento della politica dell'austerità. E' comunque su uno scenario di queste dimensioni internazionali che Matteo Renzi deve stupirci, dimostrando tutta l'energia e il coraggio che gli vengono generalmente attribuiti.