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Politica

IL CASO/ Renzi e la svendita degli ultimi gioielli d'Italia

Matteo Renzi (Infophoto)Matteo Renzi (Infophoto)

C'è infine un terzo scenario, più drammatico, ma per certi versi anche più realistico. I soldi per le coperture non si trovano, né attraverso “patrimoniali” o altre tassazioni su “bot” o su imprecisabili rendite finanziarie. E nemmeno si riescono a trovare con un nuovo accordo europeo. A quel punto, per “fare cassa” ancora una volta, restano da mettere in vendita gli ultimi “gioielli” delle grandi aziende a partecipazione statale. Parliamo di Eni, Enel, Finmeccanica e altro ancora. In una simile situazione concitata, si ripresenterebbe uno scenario simile a quello già visto dal 1992 in avanti. Non privatizzazioni ben pensate, ben calibrate, con annesse liberalizzazioni doverose, ma una “nuova svendita”, un nuovo “assalto alla diligenza” di soliti noti o di grandi investitori esteri. La speranza è che questo scenario non si avveri mai, che si tratti solo di un cattivo incubo dettato dai tempi in cui viviamo. Ma è difficile non pensare a una simile conclusione, mettendola in relazione all'inizio di questo ventennio sconclusionato. Dio ce ne scampi e liberi.

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