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IL CASO/ Renzi e la svendita degli ultimi gioielli d'Italia

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

C'è qualche cosa che non quadra, come si usa dire nel carcere-castello di If nel golfo di Marsiglia, dove mi trovo da duecento anni prigioniero. Qualche cosa che non quadra nel programma, nelle dichiarazioni iniziali del nuovo “leader carismatico” Matteo Renzi. O forse semplicemente qualche cosa di non detto, di volutamente dimenticato. Qualche cosa che è sfuggita una volta (poi subito goffamente corretta) all'ex ministro all'Economia del Governo Letta, Fabrizio Saccomanni.

Vedo che l'impressione non è soltanto mia. L'autorevole Financial Times ha giudicato il discorso sul programma piuttosto “scialbo” e, in diretta televisiva, mentre il segretario del Partito democratico parlava al Senato, Giuliano Ferrara, con una faccia quasi da “amante tradita”, giudicava il discorso del nuovo premier come il più brutto che sia stato fatto da un presidente del Consiglio dai tempi dell'unità d'Italia.

In questi giorni poi, anche dopo le altre dichiarazioni di Renzi alla Camera e al Senato, e alla prima uscita di Treviso, l'attenzione dei media si è concentrata più sullo stile del premier che sulla sostanza del programma. Si è sentito così parlare di “freschezza”, “linguaggio non politichese”, “coraggio”, “innovamento di approccio alla politica”. E la consueta lode per l'energia che il nuovo leader emergente dimostra nell'affrontare la delicatissima, fragile, diciamo pure drammatica, situazione economica-sociale e politica italiana. Non c'è dubbio che Renzi trasmetta al grande pubblico, mentre parla dal banco del Governo a Montecitorio e a Palazzo Madama, l'immagine di “uno che non fa parte di quest'aula”, di uno che non si vuole confondere con un ceto politico che non combina quasi nulla da venti anni a questa parte. Ma sarebbe poca cosa se il messaggio di Renzi al Paese si limitasse a questa autodistinzione, come se fosse un alieno disceso nella palude della politica italiana.

A ben vedere il nodo della credibilità politica è uno dei tanti problemi all'ordine del giorno e si inserisce, si inquadra pesantemente nella vera e propria crisi di sistema che l'Italia sta attraversando. In altri termini, vorrei dire che una politica, che in parte risolvesse i problemi economici e sociali del Paese o almeno indicasse una via ragionevole di risalita, una ragionevole speranza, risolverebbe con molta rapidità anche il nervo scoperto della credibilità politica. E' per questa ragione che, alla fine, si arriva sempre alla sostanza delle cose e lo stile resta solo un accorgimento, importante per carità, ma non decisivo.

Allora andiamo alla sostanza di quello che abbiamo ricevuto da Renzi nei suoi discorsi, tra un mare di citazioni e del ricordo “incontri vissuti”. Nel giro di pochi mesi, se non di settimane, il Presidente del Consiglio ha messo in “cantiere” una riduzione del cosiddetto “cuneo fiscale” di dieci miliardi di euro. 


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