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CASINI VARI/ Si può essere centristi per convinzione e per "legge"

Pubblicazione:martedì 4 febbraio 2014 - Ultimo aggiornamento:martedì 4 febbraio 2014, 8.23

Silvio Berlusconi e Pierferdinando Casini (Infophoto) Silvio Berlusconi e Pierferdinando Casini (Infophoto)

La svolta di Pierferdinando Casini non genericamente verso il centro-destra ma più specificamente verso Silvio Berlusconi e Forza Italia ha suscitato grande sorpresa. Sembra annullare, infatti, all'improvviso e definitivamente il centrismo di cui proprio Casini è apparso per un ventennio il più deciso sostenitore. Marco Follini ha parlato di una svolta "più triste che furba", l'espressione di qualcosa che finisce più che l'inizio di un nuovo cammino. 

È un giudizio che sembra trovare conferma nelle parole sferzanti – seppure successivamente corrette - di Silvio Berlusconi e nella stampa berlusconiana ben lieta di gettare fango sull'ex nemico. Ma il disprezzo con cui oggi viene trattato non può cancellare una storia che si è distinta con motivazioni valide dalle derive del berlusconismo e del leghismo. Sul fronte opposto, invece, molti si affrettano a dichiarare che non c'è nessun motivo di sorpresa: il centrismo di Casini avrebbe sempre coperto una fondamentale scelta di destra, appena mascherata da parole ingannevoli. 

Ma è un giudizio ingiusto e non veritiero. Le convinzioni centriste di Casini, infatti, non sono state tutte inconsistenti. E la sua scelta attuale contraddice battaglie importanti, come quella iniziata in modo solitario nel 2008 per uscire dalla palude della seconda Repubblica, poi culminata con le dimissioni di Berlusconi nel novembre 2011. Oggi però prevale in lui un errore che gli ha nuociuto già nei primi anni novanta: quello di credere che la politica italiana sia sul punto di ridursi ad un bipolarismo "totalitario" (ma dopo il 1994, però, le cose sono andate diversamente ed è questa una lezione che non va dimenticata). 

La svolta di oggi, in altre parole, svela la fragilità delle sue convinzioni centriste. Casini è stato un centrista sincero ma non convinto, un erede diretto della tradizione democristiana ma anche un prigioniero senza speranza di un orizzonte post-democristiano. Non è stato troppo centrista, lo è stato troppo poco. O, meglio, è stato un centrista da seconda Repubblica e cioè un centrista residuale, che ha cercato di sfruttare gli spazi lasciati liberi dal bipolarismo, che ha navigato in modo sinuoso per non finire schiacciato da uno dei due blocchi… Le sue origini nella Dc non devono ingannare: si è mosso secondo le logiche della seconda Repubblica, con un'abilità tattica che ha sviluppato più di ogni altra cosa perché gli sembrava l'unica scelta possibile. 

Oggi si dà per vinto, ma questa sconfitta può avere significati diversi. È possibile che segni la dissoluzione definitiva degli ultimi residui della prima Repubblica, sopravvissuti in modo subalterno nella seconda. Ci sono motivi anzitutto anagrafici per pensarlo: tutti i maggiori protagonisti di quella stagione non ci sono più e la cultura democristiana non ha più peso. 


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COMMENTI
04/02/2014 - Casini senza pudore (andrea sartori)

Il senatore Casini, al di là del merito della scelta, dimostra ancora una volta ( per quanto mi riguarda per l'ultima volta) che considera l'UDC come un suo giocattolo personale. Non attende neppure il prossimo congresso per annunciare la svolta perché sa già , da Berlusconi in miniatura, che sarà una sceneggiata. Evidentemente era centrista quando, pur con qualche rischio, pensava di mantenere la poltrona. Ora che l'ha scampata per un soffio non intende più distinguere fra popolari e populisti. Il punto infatti non è semplicemente lo spazio per il centro ma accettare il populismo dei berlusconiani. Bene ha fatto Mauro a scendere in campo con il nuovo partito mostrando chi è politico e non politicante

 
04/02/2014 - Casini, questa volta hai toppato! (Luigi PATRINI)

Casini questa volta ha proprio "toppato"! Ansia di protagonismo? desiderio di non scomparire? Tutto questo può esserci e starci: la paura di essere giubilato nell'abbraccio tra Berlusconi e Renzi deve avergli fatto paura. Ha sbagliato tempi e modi. Tempi: ora ci sono le "europee", con il metodo proporzionale, la soglia al 4%, le preferenze da esprimere e una buona alleanza tra Popolari di Mauro, CDU, fuoriusciti del NCD e del PD avrebbe offerto qualche possibilità di successo anche al Centro. Poteva essere una buona occasione per contarsi. Ha sbagliato i modi: non mi sembra si sia consultato con i leader del partito e gli organi statutari. L'errore di credersi "padrone" del partito. Se è così con Berlusconi si troverà bene. Non credo che lo seguiranno in molti di quei pochi che gli erano rimasti legati.