BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Politica

SCENARIO/ Il giurista: ecco cosa non va nella "riforma" Renzi

InfophotoInfophoto

Non ci s'interroga – come invece si dovrebbe − sui motivi che hanno condotto le regioni a tradire il proprio ruolo; né ci si chiede se esistano vie d'uscita per garantire le istanze territoriali che in passato furono censurate prima dallo Stato unitario risorgimentale, poi dal fascismo e infine dal congelamento costituzionale. Piuttosto, s'invoca il ritorno al centralismo statale; e ciò nella disillusa consapevolezza che ogni istanza di rappresentazione territoriale è suscettibile di risolversi nel suo contrario, ossia in uno sperpero di risorse pubbliche a danno del medesimo territorio richiedente.

Il paradosso di una simile riduzione, tuttavia, è che essa accentua ulteriormente le ragioni del malessere sociale, anziché ridurle. È come se tanta parte della popolazione, portata allo stremo da una partitocrazia senza ritegno, si rivolga ora a quella medesima partitocrazia per affidarle i propri istituti democratici, pur di avere assicurato un nuovo sviluppo economico. Se la democrazia ci ha portato all'attuale situazione di sfascio – sembra dire – è meglio non attardarsi nella relativa difesa! Meglio rimettere la guida del Paese a organi oligarchici privi di controllo politico, purché capaci di una reale azione di governo! Meglio rimettere a quelle oligarchie il fardello delle istanze democratiche, non essendo questo il momento per tali vane aspettative!

Nulla di nuovo, in fin dei conti. Si ripropone ancora una volta l'eterno dilemma tra il fascino della libertà e il bisogno della concretezza, impersonato dal Grande Inquisitore di Dostoevskij: non di libertà, ma di pane ha bisogno l'uomo! "Essi ci ammireranno e ci considereranno dèi, per aver acconsentito, mettendoci alla loro testa, di assumerci il carico di quella libertà che li aveva sbigottiti e di dominare su di loro, tanta paura avranno infine di essere liberi!".

Per concludere, non sono solamente le regioni a essere in gioco nella riforma in cantiere. C'è molto di più, purtroppo. E intanto giornali, corifei e lacchè plaudono gioiosi.

© Riproduzione Riservata.