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Politica

GOVERNO RENZI/ Un premier al bivio tra Usa e Grecia

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E allora, in un contesto del genere, c'è anche poco da stracciarsi le vesti sulla qualità della classe politica. È chiaro che se le decisioni sono prese altrove e debbono essere eseguite in modo più o meno automatico a livello nazionale, non c'è classe politica che possa formarsi, rigenerarsi o evolvere. Semmai, la classe politica nel suo complesso (e le istituzioni che la raccolgono) è soltanto un deflettore di responsabilità. Serve ad additare alla gente un responsabile locale di decisioni assunte a livelli sovranazionali. E lo stesso vale per i sindacati, i quali oggi, nel migliore dei casi, si trovano nella situazione di dover contrattare la riduzione dei diritti dei lavoratori: fermo restando che, quando le cose non vanno così bene, la loro funzione è di cogestirne i licenziamenti. 

Per questo la partita del paese – e naturalmente di Renzi – si gioca tutta sul piano dei rapporti internazionali e, in generale, degli eventi economico-finanaziari internazionali. Ed è per questo che la vera partita di questo governo si gioca tutta fuori dal paese o su eventi extranazionali.

Qui le scadenze immediate sono due. La prima è data dalle elezioni europee del prossimo 25 maggio, dove ci si aspetta un bagno di sangue per i sostenitori delle politiche di austerity che, dalla Grecia in poi, hanno massacrato l'Europa negli ultimi 4 anni. La seconda è la conduzione del Semestre europeo successiva al rinnovo di un Parlamento europeo dove ad essere incerta è soltanto la misura della crescita delle formazioni euroscettiche, che le truppe popolari e patriottarde della Signora Merkel difficilmente riusciranno ad arginare. 

Da questo punto di vista fanno molto pensare i caldissimi incoraggiamenti che, dal mondo politico ed economico anglosassone, hanno accompagnato l'investitura del nuovo Governo italiano che dovrà guidare l'Europa in una fase di prevedibile di rinnovamento degli indirizzi europei. 

Anche perché, se è vero che la crisi degli ultimi anni è stata profonda ovunque, è in Europa che ha mietuto le vittime più numerose, anche grazie alla governance perplessa delle politiche economiche europee messa in campo in questi anni. Che sono state tutte politiche economiche procicliche e che si sono risolte nel controllo feroce dei debiti pubblici.

Nel resto del mondo le ricette sono state opposte. La Fed ha stampato dollari come se piovesse, contribuendo ad alleviare in Europa gli effetti della austerity di marca germanica. La Bank of England ha fatto lo stesso, così come lo stesso ha fatto il governo giapponese. Insomma, tutte le economie occidentali hanno affrontato la crisi stampando moneta e iniettando liquidità nel sistema.


COMMENTI
02/03/2014 - Renzi (luisella martin)

Molto chiara l'analisi fatta. La novità del governo Renzi c'é, secondo me,anche se il cambio di guardia é stato probabilmente determinato da fattori, diciamo così, "di urgenza per la sopravvivenza". A mio parere Renzi ha capito che bisognava "sdoganare" Berlusconi per poter smuovere i deputati a legiferare a vantaggio dell'Italia e non solo per la propria parte. Per venti anni, infatti, i due principali partiti si sono osteggiati, fino a portare il Parlamento alla confusione e paralisi totale. Non possiamo che augurarci che -pur con i limiti elencati nell'articolo- a Renzi rimanga un margine di azione per cercare di riparare i danni maggiori fatti dall'austerità; in questo caso il suo partito potrà salvarsi e forse vincere le elezioni. In fondo se tutto il mondo ha capito che la politica europea é sbagliata, pensiamo che l'abbiano capito anche -se non la Merkel- i tedeshi e Renzi. Aiutiamolo anche con gli articoli come questo e le proposte positive!