BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

GOVERNO RENZI/ Un premier al bivio tra Usa e Grecia

Pubblicazione:sabato 1 marzo 2014

Infophoto Infophoto

Un tempo si diceva che quando il presidente del Consiglio si presentava alla Camere per chiedere la fiducia, il voto delle Camere doveva essere un voto sul programma e solo secondariamente un voto sule persone e sulla compagine di governo. Oggi è opinione comune che il voto dei giorni scorsi sia stato essenzialmente un voto sulla persona e che il programma del nuovo governo sia tutto da scoprire. E non è un caso che la stampa si sia dilungata più sul tono e sul registro delle dichiarazioni del premier (definito un linguaggio pop) che sui suoi contenuti. Perché ragionare sui contenuti di queste dichiarazioni è estremamente difficile.

Non che il programma abbozzato da Renzi sia di per sé negativo. Le priorità in questo momento sono passate dalla legge elettorale e dalle riforme istituzionali a cose più serie e  urgenti come taglio del cuneo fiscale e impiego della Cassa depositi e prestiti come garante del credito alle Pmi. Il che è un bene. L'interrogativo ricorrente, semmai, è dove prenderà i soldi per fare ciò che dice di voler fare. 

E qui andiamo alla sostanza della situazione attuale. Nonostante la stampa e le dichiarazioni della politica abbiano celebrato il passaggio di consegne da Letta a Renzi come un cambiamento forte (un cambio di passo; un cambio di marcia etc.), destinato ad incidere significativamente sulla situazione del paese in tempi rapidi e rapidissimi (una riforma al mese), fa sorridere l'idea che la situazione del paese possa cambiare solo perché è cambiato un governo. In realtà ciò che non conviene dire è che, in questa situazione, oggi chi va al governo entra in uno scatolone vuoto ed in pratica è privo di poteri per incidere significativamente sulla situazione che sta al di fuori del suo nuovo scatolone. 

E ciò non è dovuto tanto all'ignavia della classe politica che esprime i governi, quanto al fatto che ormai tutte le politiche pubbliche sono condizionate dall'esterno. Non potendo più fare politica industriale (perché è un aiuto di stato), non potendo più fare politica monetaria (perché, nel migliore dei casi, è in mano alla Bce), non potendo più fare politica di bilancio (perché c'è il 3% debito/Pil e comunque c'è il Fiscal Compact in agguato e la Commissione ormai vigila sui bilanci statali), chiunque vada al governo non può che trasformarsi nel terminale locale di un sistema retto da una istanza superiore che determina i tetti contabili delle politiche pubbliche e che consegna al governo solo il compito di decidere come tassare, fermo restando che il quanto tassare deve essere deciso altrove. 


  PAG. SUCC. >

COMMENTI
02/03/2014 - Renzi (luisella martin)

Molto chiara l'analisi fatta. La novità del governo Renzi c'é, secondo me,anche se il cambio di guardia é stato probabilmente determinato da fattori, diciamo così, "di urgenza per la sopravvivenza". A mio parere Renzi ha capito che bisognava "sdoganare" Berlusconi per poter smuovere i deputati a legiferare a vantaggio dell'Italia e non solo per la propria parte. Per venti anni, infatti, i due principali partiti si sono osteggiati, fino a portare il Parlamento alla confusione e paralisi totale. Non possiamo che augurarci che -pur con i limiti elencati nell'articolo- a Renzi rimanga un margine di azione per cercare di riparare i danni maggiori fatti dall'austerità; in questo caso il suo partito potrà salvarsi e forse vincere le elezioni. In fondo se tutto il mondo ha capito che la politica europea é sbagliata, pensiamo che l'abbiano capito anche -se non la Merkel- i tedeshi e Renzi. Aiutiamolo anche con gli articoli come questo e le proposte positive!