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GOVERNO RENZI/ Un premier al bivio tra Usa e Grecia

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Un tempo si diceva che quando il presidente del Consiglio si presentava alla Camere per chiedere la fiducia, il voto delle Camere doveva essere un voto sul programma e solo secondariamente un voto sule persone e sulla compagine di governo. Oggi è opinione comune che il voto dei giorni scorsi sia stato essenzialmente un voto sulla persona e che il programma del nuovo governo sia tutto da scoprire. E non è un caso che la stampa si sia dilungata più sul tono e sul registro delle dichiarazioni del premier (definito un linguaggio pop) che sui suoi contenuti. Perché ragionare sui contenuti di queste dichiarazioni è estremamente difficile.

Non che il programma abbozzato da Renzi sia di per sé negativo. Le priorità in questo momento sono passate dalla legge elettorale e dalle riforme istituzionali a cose più serie e  urgenti come taglio del cuneo fiscale e impiego della Cassa depositi e prestiti come garante del credito alle Pmi. Il che è un bene. L'interrogativo ricorrente, semmai, è dove prenderà i soldi per fare ciò che dice di voler fare. 

E qui andiamo alla sostanza della situazione attuale. Nonostante la stampa e le dichiarazioni della politica abbiano celebrato il passaggio di consegne da Letta a Renzi come un cambiamento forte (un cambio di passo; un cambio di marcia etc.), destinato ad incidere significativamente sulla situazione del paese in tempi rapidi e rapidissimi (una riforma al mese), fa sorridere l'idea che la situazione del paese possa cambiare solo perché è cambiato un governo. In realtà ciò che non conviene dire è che, in questa situazione, oggi chi va al governo entra in uno scatolone vuoto ed in pratica è privo di poteri per incidere significativamente sulla situazione che sta al di fuori del suo nuovo scatolone. 

E ciò non è dovuto tanto all'ignavia della classe politica che esprime i governi, quanto al fatto che ormai tutte le politiche pubbliche sono condizionate dall'esterno. Non potendo più fare politica industriale (perché è un aiuto di stato), non potendo più fare politica monetaria (perché, nel migliore dei casi, è in mano alla Bce), non potendo più fare politica di bilancio (perché c'è il 3% debito/Pil e comunque c'è il Fiscal Compact in agguato e la Commissione ormai vigila sui bilanci statali), chiunque vada al governo non può che trasformarsi nel terminale locale di un sistema retto da una istanza superiore che determina i tetti contabili delle politiche pubbliche e che consegna al governo solo il compito di decidere come tassare, fermo restando che il quanto tassare deve essere deciso altrove. 


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COMMENTI
02/03/2014 - Renzi (luisella martin)

Molto chiara l'analisi fatta. La novità del governo Renzi c'é, secondo me,anche se il cambio di guardia é stato probabilmente determinato da fattori, diciamo così, "di urgenza per la sopravvivenza". A mio parere Renzi ha capito che bisognava "sdoganare" Berlusconi per poter smuovere i deputati a legiferare a vantaggio dell'Italia e non solo per la propria parte. Per venti anni, infatti, i due principali partiti si sono osteggiati, fino a portare il Parlamento alla confusione e paralisi totale. Non possiamo che augurarci che -pur con i limiti elencati nell'articolo- a Renzi rimanga un margine di azione per cercare di riparare i danni maggiori fatti dall'austerità; in questo caso il suo partito potrà salvarsi e forse vincere le elezioni. In fondo se tutto il mondo ha capito che la politica europea é sbagliata, pensiamo che l'abbiano capito anche -se non la Merkel- i tedeshi e Renzi. Aiutiamolo anche con gli articoli come questo e le proposte positive!