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LEGHISMI/ Galli: enti locali (e Senato), con Renzi e Delrio moriremo di statalismo

Pubblicazione:lunedì 10 marzo 2014

Foto: InfoPhoto Foto: InfoPhoto

Per quelle regioni che rientrano nei parametri di virtuosità indicati in precedenza, sarebbe opportuno promuovere l’autonomia fiscale nell’ordine almeno del 75% della fiscalità trattenuta sul territorio e la possibilità di istituire le Zone Economiche Speciali. Si tratta del livello minimo di gestione della fiscalità prevista per le regioni a Statuto speciale. In questo modo si eleggono le regioni a Statuto ordinario che sono virtuose verso livelli di “specialità” che ormai non sono più eludibili.

Bisogna porre fine ai conflitti di competenza che hanno ingolfato la Corte costituzionale e il Consiglio di Stato dal 2001 in poi in ordine alle competenze concorrenti previste dall’articolo 117, ma anche alle clausole trasversali, che coinvolgono sia le competenze concorrenti, sia le competenze residuali regionali (le materie “innominate”) e che, perciò, hanno indotto taluni a ipotizzare l’adozione di una sorta di clausola di supremazia, senza dimenticare le materie economiche e sociali che coinvolgono tutti i livelli istituzionali (Stato, Regioni, Enti locali). Per sanare i conflitti sarebbe opportuno trasferire la più larga parte delle materie concorrenti del 117 nel terzo comma dell’articolo 116.

L’articolo 114 della Costituzione, quello che individua gli elementi costitutivi della Repubblica (Comuni, Province, Città metropolitane, Regioni e Stato) definisce la complessità di una democrazia multilivello, che impedisce l’adozione di criteri rigidi, in particolare in ordine al riparto delle competenze. E l’idea della “concorrenza” allude al conflitto, non già alla collaborazione tra i diversi livelli di governo. L’eliminazione delle materie concorrenti costituisce allora la premessa per la suddivisione delle competenze in base alle funzioni, con il deliberato obiettivo di costruire davvero la multilevel governance, cioè la democrazia multilivello prevista dall’articolo 114.

Infine, sarebbe opportuno costituzionalizzare – nell’articolo 131? – le intese fra regioni, cioè le macroregioni, per rendere oggettivamente concreta la prospettiva strategica macroregionale in armonia con gli orientamenti dell’Ue. Le intese fra regioni si configurano infatti come lo strumento privilegiato per razionalizzare le politiche pubbliche delle regioni, alimentano la prospettiva macroregionale e la formalizzano giuridicamente in senso funzionale, non già istituzionale, poiché individuano concretamente l’area territoriale per l’esercizio di talune specifiche competenze. E l’ottimizzazione dimensionale dell’ente territoriale che esercita una specifica funzione amministrativa è fondamentale per il perseguimento degli obiettivi di efficienza, efficacia ed economicità dell’azione di governo.

Volgendo gli occhi all’indietro, il grande Tocqueville individuava nel rapporto diretto e non mediato tra lo Stato e il citoyen, attraverso la Déclaration del 26 agosto 1789, uno degli elementi degenerativi che aveva portato alla democrazia “totalitaria” propria almeno della seconda parte della Grande Rivoluzione. Questo per dire che un rapporto fra il cittadino e lo Stato mediato dall’ente intermedio indubbiamente aumenta la qualità dell’istituto democratico. Le agguerrite e ingenerose aggressioni che, da più parti, anche in questi giorni, si levano per auspicare una revoca del regionalismo e di quel minimo di decentramento amministrativo che è stato introdotto nel Paese negli ultimi decenni sono inaccettabili e da respingere con forza. Perchè il regionalismo e la Repubblica delle autonomie conservano ancora una loro profonda ragion d’essere dal punto di vista politico e istituzionale contro uno Stato burocratico e accentratore che è ormai fallito.



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