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CAOS ITALICUM/ Quote rosa? Sono più incostituzionali le liste bloccate

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La stessa Corte costituzionale, comunque, ha ampiamente superato quella decisione: nella sentenza n. 49 del 2003 – decidendo su una norma antidiscriminatoria approvata dal legislatore della Valle d'Aosta – Essa aveva affermato che le nuove disposizioni costituzionali concernenti le pari opportunità nell'ambito della rappresentanza politica stabiliscono come "doverosa" l'azione promozionale per la parità di accesso alle consultazioni elettorali. Nella sent. n. 4 del 2010, fugando i dubbi sulla conformità a Costituzione della cosiddetta doppia preferenza di genere, la Corte ne valorizza la coerenza con l'obiettivo di una effettiva attuazione dell'uguaglianza tra i sessi, principio "astrattamente sancito, ma non compiutamente realizzato nella prassi politica ed elettorale". Peraltro, a detta del Giudice costituzionale, quel meccanismo, limitandosi ad offrire all'elettore "possibilità di scelta aggiuntive", si propone di realizzare legittimamente l'obiettivo, attraverso un meccanismo non coattivo, ma di natura promozionale.

E infine nella bellissima decisione n. 81 del 2012, resa nell'ambito di un conflitto sollevato dalla Regione Campania, che lamentava come i giudici amministrativi avessero illegittimamente annullato gli atti di nomina della Giunta regionale perché in essa presente una sola donna, la Corte stessa afferma in modo chiarissimo che il canone dell'equilibrio di genere imposto dalle norme (in quel caso dello Statuto regionale) è un canone che si pone in rapporto di "armonia" con la Costituzione. 

Come si vede, la Corte costituzionale ha nel tempo sempre più chiaramente e incisivamente riconosciuto la legittimità, e anzi la stessa necessità, di norme che, ponendo rimedio alle gravi discriminazioni perpetrate nel corso del tempo a danno delle donne, ne favoriscano l'ingresso nelle istituzioni. 

L'argomento che viene agitato in questi giorni è però un altro: e cioè si dice che, in questo caso, non si tratterebbe di norme antidiscriminatorie, di norme, cioè, che si limitano ad incrementare la possibilità di elezione delle donne. La previsione delle liste bloccate comporterebbe infatti che inserire il riferimento alla necessaria composizione paritaria delle liste, o nella misura del 40 e 60 per cento, equivarrebbe a garantire direttamente il risultato dell'elezione. Aspetto questo sul quale per la verità la Corte non si è ancora espressa, ma sul quale parecchi costituzionalisti ritengono (ancora) che si esprimerebbe negativamente. 

Detto in parole più semplici, si sostiene che mentre il principio di uguaglianza e la libertà dell'elettore non verrebbero lesi nel caso di norme che si propongono unicamente di garantire al genere sottorappresentato maggiori possibilità di accesso al Parlamento, come avviene con il meccanismo della doppia preferenza di genere, tale illegittima incisione si avrebbe qualora la misura normativa si proponesse di attribuire il risultato dell'elezione. 



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COMMENTI
12/03/2014 - quote rosa (maria zilioli)

Non cpisco perchè ci deve esser e a tutti i costi parità donne/uomini. La cosa importante è che una persona sappia fare il suo mestiere, non che sia maschio o femmina. Poi perchè solo 50%? Se le donne fosseroancora di più sarebbero escluse? Mi sembra una forzatura ideologica.

 
11/03/2014 - Ditelo ai futuri despoti! (Luigi PATRINI)

Sono contrario alle quote rosa, proprio perché credo nella parità di diritti da parte di entrambi i sessi (e quando si affermerà la teoria "gender" cosa faremo?): se posso dare due preferenze le do alle due persone che stimo di più, che siano due donne, o due uomini o un uomo e una donna. Perché chi vota sceglie una persona, non un sesso: scelgo chi reputo più vicino al mio modo di pensare o di impostare l'agire politico. Assurdo è, invece, che siano i segretari di un partito a imporre i candidati: scelgono certamente persone "affidabili", cioè "obbedienti" agli ordini e preoccupati di non perdere il posto! Così resteranno sempre meno attraenti per il Popolo elettore e saranno votati solo da elettori-tifosi, che stimano un giocatore solo per il colore della sua casacca. Che questo avvenga in un momento in cui ci sarebbe bisogno di riaffezzionare la gente alla politica è davvero assurdo. Segno inequivocabile di una classe politica che vuole suicidarsi o che vuole convincerci sempre più della sua autoreferenzialità. Folli, sono soltanto folli! Speriamo che qualche tegola li svegli e faccia loro aprire gli occhi! Ma come si fa a "voler bene" ad una massa di persone così ...imbecilli!?!?!