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CAOS PD/ Marchi: nessuna scissione, ma la base abbandonerà Renzi

Il dem MAINO MARCHI si è dimesso da capogruppo alla commissione bilancio in disaccordo con la linea di Matteo Renzi ("che non ho mai condiviso"), ma non vede scissioni all'orizzonte

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Renzi stringe sull'Italicum. Il presidente del consiglio ha riunito i deputati Pd convocando un'assemblea in vista del voto finale alla Camera in cui ha detto di non poter accettare che l'ostacolo sulla strada dell'approvazione della legge elettorale sia il Pd stesso, oltre ad avvertire: “Non c’è da mantenere un patto con Berlusconi, ma un impegno che abbiamo preso come partito”. Dopo la bagarre sulle quote rosa e sulle preferenze (bocciate), è arrivato il no anche alle primarie obbligatorie (emendamento prevedeva la parità di genere nell'organizzazione delle primarie dei vari partiti). I mal di pancia dei parlamentari dem si fanno sentire, ma al momento l’ossatura dell’Italicum tiene, in attesa che il testo passi al Senato. Nel frattempo, l’onorevole democratico Maino Marchi si è dimesso da capogruppo della commissione bilancio in dissenso con Renzi. Ecco il perché del suo gesto e la sua posizione "di minoranza".

 

Nel corso dell’assemblea convocata da Renzi, per serrare le fila in vista del voto sull’Italicum, insieme alle donne, ha espresso il suo disagio e si dimesso da capogruppo della commissione bilancio.

Non mi sono dimesso solo perché non è passata la norma sulla parità di genere – sulla quale, tra l’altro, c’era libertà di voto, cosa che non andava quindi a interferire sui vari accordi –, ma anche in quanto non condivido la matrice culturale della linea di Matteo Renzi, oltre alle modalità con le quali è avvenuto il cambio di governo. Ho quindi ritenuto di non poter rimanere nel gruppo con responsabilità che vadano oltre a quelle di soldato semplice; siccome il capogruppo in commissione bilancio è di grande responsabilità (perché vi passano tutti i provvedimenti dell’esecutivo che vanno in aula e i decreti che legislativi che non vi vanno) o si è convinti della linea che si sta portando avanti, altrimenti non si può ricoprire tale carica.

 

Non si sente sulla stessa lunghezza d’onda del segretario del suo partito nonché premier.

Non ho mai condiviso la sua linea, e non la condiviso neanche adesso. Sono una minoranza, ma son sempre nel Pd, tant’è vero che la legge la voto.

 

E appunto non sono pochi i mal di pancia interni al Pd per come stanno andando le cose circa, anche, l’iter dell’Italicum. L’asse Renzi-Berlusconi tiene…

Sì, ma tiene anche lo stesso Pd. Al momento c’è una tenuta su tutti gli emendamenti, anche a voto segreto, quindi immagino che continuerà. C’è stato un voto della direzione del Pd: siamo tenuti a votare la legge.

 

Renzi ha detto: “Non c’è da mantenere un patto con Berlusconi, ma un impegno che abbiamo preso come partito”. Sembra però che la volontà di rispettare gli accordi presi sia cosa più importante della coesione interna.