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SCENARIO/ Battista: Renzi, "impiccato" alle riforme da Confindustria e sindacati

Pubblicazione:mercoledì 12 marzo 2014

Giorgio Squinzi (Infophoto) Giorgio Squinzi (Infophoto)

Renzi ha fretta, ma il Parlamento ha i suoi tempi e l'iter procedurale dell'Italicum sta proseguendo a singhiozzo. In più, all'interno dello stesso Partito democratico non mancano i malumori per la bocciatura delle quote rosa e delle preferenze. Il cammino delle riforme non è partito con quella velocità che il premier si augurava e ora, in attesa di dare al Paese una legge elettorale, Renzi è chiamato ad esporre il suo piano di rilancio dell'Italia: un'ambiziosa agenda tra casa, lavoro, fisco e scuola, che divide Confindustria e sindacati. Il punto con Pierluigi Battista, editorialista del Corriere della Sera.

 

Secondo lei Renzi va veramente allo scontro con sindacati e Confindustria?

Alla vigilia della presentazione del suo piano si può fare solo una previsione. Se c’è una logica dentro le cose non ci sono molte alternative. Ci sono tre possibilità circa il Jobs Act.

 

Quali?

La prima in sintonia con quanto dice e chiede il sindacato, ovvero intervenire più sull’Irpef che sull’Irap, andando dunque incontro ai lavoratori (non tutti comunque). La seconda è fare quanto gli viene richiesto da Squinzi, cioè intervenire sul costo del lavoro che grava sulle imprese (l’Irap appunto).

 

La terza?

La terza possibilità – che fortunatamente sembra esclusa, salvo dietrofront dell’ultima ora – è accontentare un po’ e un po’ ambo le parti. Non bisogna tornare ai vecchi riti della concertazione, che sono paralizzanti. Voler mettere d’accordo tutti non porta a niente di buono. Qualcuno dovrà pur scontentare, se vuole fare una cosa che abbia un minimo d’efficacia. Renzi, oltre a dimostrare la sua autonomia rispetto a queste organizzazioni, deve dimostrare la capacità di operare secondo un progetto ambizioso. Vedremo, ne sapremo di più domani (oggi, ndr).

 

Passiamo invece all’Italicum. Il turbolento passaggio alla Camera ha reso Renzi più forte?

No, non ne è uscito più forte. Lui vorrà far vedere che questo governo riesce ad agire con velocità, ma la verità è che bisogna passare per il Senato, prova complicatissima. Si è capito che dentro il Pd le resistenze sono molto più forti di quello che potevano sembrare. A Palazzo Madama, numericamente, la situazione è molto più difficile; giù oggi hanno sfiorato il rischio di andare sotto, cosa che se dovesse accadere sarebbe un colpo fortissimo alla credibilità di Renzi.

 

Più forte no, ma più Berlusconi-dipendente sì?


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