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SCENARIO/ Rino Formica: due "poteri" logorano Renzi

Rino Formica (Infophoto) Rino Formica (Infophoto)

Guardi, la questione è un’altra. La crescita e la disoccupazioni sono problemi europei che nella situazione attuale sono risolvibili in Europa. Non c’è crescita e riduzione della disoccupazione in un solo Paese: c’è bisogno di una politica unitaria. In realtà è in atto uno scontro – e vedremo come si andrà a configurare dopo le elezioni europee – tra uno schieramento interventista-dirigista e uno (al momento maggioritario) di tipo mercatista.

 

In passato si poteva contare sulla Banca d’Italia, oggi non più.

Ripeto, il punto è l’Europa. Gli strumenti nazionali sono tutti inadeguati, inefficienti o impraticabili. Visto che non serve l’autorizzazione europea, Renzi deve cambiare tutto l’ordinamento interno, ovvero la revisione della macchina della pubblica amministrazione (un problema eterno dello stato unitario italiano), i rapporti istituzionali e così via. Sarà testato anche su questo.  

 

Per quanto  riguarda l’orizzonte nazionale: banche, sindacati e confindustria, quali blocchi accontenta e quali no?

Non è questione di dare ragione a Squinzi o alla Camusso, che in Europa non valgono nulla. In società fortemente complesse come quelle attuali non vi è una separazione schematica tra i vari interessi sociali, bensì un intreccio tra gli stessi. Per fare una metafora, ora la terra è di proprietà sia dei contadini che dei latifondisti: se tassi la terra tassi anche i contadini...

 

Renzi ha un quid in più rispetto al passato? Può funzionare?

Fare paragoni è sempre difficile, soprattutto quando siamo in presenza di grandi mutamenti di contesto. Io ho l’impressione che i comportamenti di Renzi appartengano a una cultura primitiva della semplificazione legati alla logica di una società appunto semplificata, mentre viviamo in una società complessa. E questo, secondo me, è il grande punto debole.  

 

(Fabio Franchini)

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COMMENTI
17/03/2014 - Timori e paure (Vittorio Cionini)

Condivido le opinioni del sig. Nonini. I giudizi su Renzi da parte di tromboni più o meno vecchi, che hanno inutilmente e "rovinosamente" scaldato poltrone negli ultimi decenni, sono viziati dal timore che ce la possa fare. Dover riconoscere che un "ragazzino" fuori dal coro dei riti, delle concertazioni, dei tavoli e delle false battaglie ideologiche possa riuscire a smuovere la melma che ricopre il fondale di oscuri interessi trasversali sarebbe uno smacco per tutti. Per molti oltre al timore dello smacco potrebbe esserci la paura delle conseguenze. Vittorio Cionini

 
15/03/2014 - Renzi tra paura e speranza (agostino nonini)

Un nuovo spettro s'aggira per l'Italia e per fortuna non è quello che auspicava Marx.Ma leggendo diversi commenti e sentendo diverse opinioni mi pare innegabile affermare che aleggia il fantasma di Renzi che suscita ansie, speranze e timori, magari velati da sarcasmi.Se la maggioranza dei cittadini, pur con la cautela di fallimentari esperienze passate, spera davvero che sia la volta buona per vedere risultati concreti e tangibili a breve, mi pare indubitabile e forse inevitabile che nella classe politica, e non solo nella parte avversa,prevalga il timore che il giovanotto possa aver successo e magari (disgraziatamente) eccessivo. Il che vorrebbe dire per tutti i concorrenti dichiarati e nascosti ripassare tra una decina d'anni.Personalmente trovo la situazione da un lato divertente (un tourbillon di dichiarazioni di ogni genere)e dall'altra preoccupante:anche se per chi ha vissuto da bambino la povertà del dopoguerra il diavolo non è così brutto come si dipinge,un fallimento potrebbe risultare socialmente drammatico. Forse è giunto il momento di ricominciare ad essere ottimisti!