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Politica

NAPOLITANO/ I (tanti) dubbi sull'Italicum e le dimissioni

Giorgio Napolitano (Infophoto)Giorgio Napolitano (Infophoto)

Io penso l’ultima cosa a cui pensi Napolitano sia se essere in disparte rispetto al passato gli faccia comodo o meno. Credo che, di fronte a questo scenario, avverta come necessario che questo esecutivo faccia il suo corso. Questa è la sua linea.

 

Napolitano si sta preparando, lentamente, a uscire di scena o pensa che possa riprendere in mano le redini dell’azione politica?

Certo, questa sua posizione può essere interpretata come un inizio d’addio, ma torno a porre la questione di prima: se la legge elettorale – presentata da Renzi come scalpo della sua vittoria – è questa, siamo sicuri che (pur non essendo la Corte costituzionale) Napolitano non avrà niente da obiettare?

 

E gesti forti all’orizzonte?

Non credo, a meno che non vi fosse un incidente politico tale che faccia crollare il governo Renzi, cosa che però al momento non mi pare possibile. L’esecutivo può andare in crisi solo se ci fosse – al Senato – la capacità di buona parte del Partito democratico, di fazioni del Nuovo centrodestra e dell’opposizione, di porre una sorte di veto sulle soglie di sbarramento (sia quelle di ingresso che quella per accaparrarsi il premio di maggioranza). Se ciò si verificasse potrebbe anche saltare l’accordo con Berlusconi con tanto di terremoto politico, che porterebbe Napolitano ad assumere un ruolo più interventista. Altrimenti, è alquanto improbabile.

 

(Fabio Franchini)

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