BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

RENZI-PENSIERO/ Una cura nuova contro l'Italia (morta) dei burocrati

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

È con questo realismo pratico che riesce a non disgiungersi da una certa ed enunciata idealità (il senso di un progetto per il Paese e quello di un ricambio politico) che Renzi ha dato vita a un esecutivo snello, 16 ministri, delle pari opportunità nei fatti e non per le quote rosa o per il nome di un ministero (8 le donne) e il più giovane della storia repubblicana. Un esecutivo che bada al sodo senza effetti speciali ricchi premi e cotillon. Meno star e prof universitari, nessun tecnocrate o bocconiano, nessuna Idem o Kyenge, figure buone per i titoli e le foto dei media ma assai meno per governare. Un esecutivo più rude e politico di quelli che lo hanno preceduto, con radici profonde nella società (i sindaci ora al Governo), nelle forze produttive del Paese (si veda Federica Guidi alle attività produttive) e persino nei corpi intermedi, si veda la nomina di Poletti al Lavoro e welfare e a quella come suo sottosegretario di Luigi Bobba, rispettivamente già leader di Legacoop e Acli (cosa che ovviamente non piace a circoli e salotti élitari). Radici politiche e popolari che sostituiscono le radici aeree dei Governi Monti e Letta che hanno sorvolato le nostre teste e abitavano piuttosto i palazzi del potere globale da Bruxelles a Davos a Londra o New York.

Renzi in questi anni, chi ha seguito gli appuntamenti della Leopolda ha visto plasticamente il crescere progressivo di una nuova modalità di fare politica capace di aggregare pezzi di società e Paese, ha saputo suscitare la speranza di una nuova politica, io credo, perché ha saputo guardare alle ultime risorse vere di questo Paese evocandole e convocandole: la sua bellezza, la sua capacità di mobilitazione civica e sociale, la sua capacità di intraprendere. Matteo Renzi sa, e la sua biografia e l’esperienza amministrativa lo hanno sicuramente aiutato, che le leve vere del cambiamento stanno dentro la società e non dentro i Palazzi. Ed è per questo che non ne ha paura. A chi rimprovera a lui e alla sua squadra di non avere abbastanza dimestichezza col potere, come Lucia Annunziata che in quei gangli vive e vegeta da decenni, possono rispondere con un sorriso “è la nostra forza”.

Significativa, la citazione di Chesterton con cui Renzi ha chiuso il suo discorso alla Camera: “Il mondo non morirà per mancanza di meraviglie, ma per mancanza di meraviglia”. La meraviglia, ha chiosato il premier, d’ogni giorno di fronte a un Paese straordinario. Meglio girare tra le scuole d’Italia che stare troppo a Roma. Per chi da oltre vent’anni, come il sottoscritto, cerca di narrare la società civile come risorsa prima per il Paese e come motore primo d’ogni possibile ripartenza, non può non notare che il vero shock renziano mi pare consistere anche in questo, il ridisegno del campo da gioco dell’azione politica e di governo.


COMMENTI
17/03/2014 - Manca qualcosa (mario Guereschi)

L'artcolo fa una buona analisi, ma non lega molto con il titolo. Quando parliamo di burocrazia egemone?

 
17/03/2014 - Timore (Pierluigi Assogna)

La sinistra più sinistra teme fortemente che Renzi riesca a fare quello che promette