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RENZI-PENSIERO/ Una cura nuova contro l'Italia (morta) dei burocrati

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Uscendo dall’incontro con il Presidente della Repubblica nel momento di sciogliere la riserva sull’incarico affidatogli, al momento di leggere i nomi dei 16 ministri Renzi, ne ha chiosato solo uno, quello di Giuliano Poletti al il ministero del Lavoro e Welfare, ed ha aggiunto, “e del Terzo settore che terzo non sarebbe per numeri ed energie messe in campo e che sta soffrendo molto”. Concetto ribadito anche nella Conferenza stampa dopo il primo Consiglio dei ministri di pochi giorni fa, quando annunciando un Fondo per le imprese sociali di 500 milioni, il premier ha detto: «È una misura che caratterizza questo governo, noi crediamo che il terzo settore, che poi è il primo, sia una grande e indispensabile risorsa. Vogliamo incoraggiarli a creare posti di lavoro con l'impresa sociale. Non vogliamo più dire “ah come sono carini quelli del Terzo settore” come s'è fatto troppe volte sino a ieri, noi sappiamo che quelli del terzo settore creano lavoro. Con questo Fondo vogliamo aiutarli a inventarsi soluzioni nuove per lo sviluppo e l’occupazione".

Dopo anni in cui chi governava non sapeva che proporre una nordica teologia del debito pubblico come colpa pubblica da espiare per sostenere la rapina dei nostri redditi, pensioni e persino di anni di pensione, dopo gli anni del “Ce lo dice l’Europa”, e della teoria secondo cui “del Welfare parliamo dopo che torniamo a crescere”, dopo anni per cui le anomalie italiane della cooperazione e dei corpi intermedi andavano contenute se non eliminate, che ci sia un presidente del Consiglio che nei discorsi alla Camera e in Senato spende la prima mezz’ora per spiegare che non si dà nessuno sviluppo se non si riparte dall’educazione, e quindi anche dalla scuola. A me sembra un vero shock positivo, e mi chiedo perché i firmatari dei vari appelli sull’emergenza educazione non se ne siano neppure accorti.

Che ci sia un presidente del Consiglio che parla del Terzo settore come risorsa per creare sviluppo e occupazione e non come cerotto e croce rossa sociale da usare nelle emergenze, e chiami al governo leader della cooperazione e dell’associazionismo non per sussumere classe dirigente ma per ridisegnare il campo dell’azione politica a me pare un altro shock positivo. E mi chiedo come mai i promotori a inizio anni 2000 di una legge popolare sull’impresa sociale che ora il Goevrno vuole finanziare con 500 milioni e rendre più protagonista con una nuova legge se ne stiamo in disparte silenti o rancorosi.

Così come lo spostare, finalmente, la tassazione dal lavoro alle rendite finanziarie e il dire, tramite manovra fiscale, “Ragazzi i soldi c’erano è che li spendevano male e per loro”, sottolinea giustamente il premier, a me pare iniezione necessaria di fiducia in un Paese arrivato al nuovo anno sfiduciato e in ginocchio. Solo per i fighetti e garantiti giornalisti e chi vive delle rendite residuali ma diffusissime in questo Paese può irridere 80 euro al mese in più.

Ora è evidente che le sfide che questo Governo ha davanti sono difficilissime così come le condizioni parlamentari e di coalizione, ma non concedere non solo la fiducia necessaria sino a prova contraria, ma lo stare in disparte ad aspettare un po’ rancorosi e un po’ rassegnati a me pare posizione sbagliata.



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COMMENTI
17/03/2014 - Manca qualcosa (mario Guereschi)

L'artcolo fa una buona analisi, ma non lega molto con il titolo. Quando parliamo di burocrazia egemone?

 
17/03/2014 - Timore (Pierluigi Assogna)

La sinistra più sinistra teme fortemente che Renzi riesca a fare quello che promette