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RENZI-PENSIERO/ Una cura nuova contro l'Italia (morta) dei burocrati

Pubblicazione:lunedì 17 marzo 2014

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Caro direttore,
permettimi di spendere qualche parola diversa da quelle finora usate in queste settimane sul nascente governo di Matteo Renzi. L'esecutivo che è al lavoro, è bene ricordarlo, con tutti gli effettivi 16 ministri e 44 viceministri e sottosegretari dal 28 febbraio scorso, ovvero da 15 giorni, corre e ci sta abituando a cose mai viste, tanto è vero che una delle parole più ricorrenti nel leggere i primi passi del nuovo governo e del suo leader è l’aggettivo shock. Lo usano gli analisti, i media, persino qualche cancelleria. E si riferisce ai comportamenti di Renzi, al suo linguaggio, alle misure annunciate. Lo usa in modo positivo o negativo, beninteso, ma lo si usa per segnalare che qualcosa di nuovo e importante sta succedendo.

L’uomo che poco dopo essersi insediato come segretario del Pd (ricordiamo la da data, 15 dicembre a Milano, tre mesi fa) non ha avuto nessun problema a intavolare un dialogo con Berlusconi, il diavolo e il pregiudicato, per sottoscrivere un patto sulle riforme istituzionali ferme nella palude istituzionale parlamentare da oltre un decennio, la palude che ci ha portato nella situazione paradossale, se non surreale, dal punto di vista istituzionale di questi mesi non ha paura a risalire le correnti in senso contrario, dentro il suo partito, dentro il Parlamento (emblematico il suo debutto in Senato “mi auguro che questa sia l’ultima volta che un presidente del Consiglio chieda a quest’aula la fiducia”) e persino nei gruppi parlamentari Pd di rito ancora bersaniano, per questa navigazione contro la corrente di palazzo, Renzi trae la forza necessaria sia da un consenso vero dentro il Paese sia da un’abbondante dose di coraggio personale e forse anche di incoscienza.

Renzi, come ha dimostrato, è capace di risalire in senso contrario persino i suoi stessi progetti e sogni, come l’idea di insediarsi a Palazzo Chigi sull’onda di un voto popolare, se la realtà chiede scelte diverse. E sbaglieremmo a imputare soltanto alla voce, “ambizione personale”, questa sua fretta e questo suo realismo. La fretta di Renzi ha a che fare non solo con la sua natura, con la sua età e le sue personali ambizioni, ma anche e soprattutto, con l’esatta percezione che siamo all’ultimo atto, e forse anche alle ultime pagine, di quella che sino ad oggi abbiamo chiamato politica incalzata da un Parlamento inetto e litgioso (incapace persino di eleggere un presidente della Repubblica e ridotto a passacarte dei decreti governativi), una disoccupazione che si avvicina ormai al 13% (al 42% quella giovanile) e da una povertà in aumento. Siamo all’ultima chance per dimostrare che politica è capacità di cambiare le cose, farsi carico del bene comune, della comune speranza di costruzione e di ri-costruzione delle nostre città e del nostro Paese. 


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COMMENTI
17/03/2014 - Manca qualcosa (mario Guereschi)

L'artcolo fa una buona analisi, ma non lega molto con il titolo. Quando parliamo di burocrazia egemone?

 
17/03/2014 - Timore (Pierluigi Assogna)

La sinistra più sinistra teme fortemente che Renzi riesca a fare quello che promette